Prima o poi doveva succedere. Dopo tre giornate di campionato, nove punti e una Roma capace per lunghi tratti di esprimere un calcio scintillante, la trasferta di Istanbul presenta a Gasperini il primo conto della stagione. Contro il Torino non sarà possibile riproporre semplicemente gli stessi uomini e chiedere loro un altro sforzo, perché la Champions ha lasciato qualche inevitabile conseguenza: Koné è uscito per un problema al ginocchio, Dybala ha terminato la gara con i crampi e Mancini era apparso affaticato già prima della sostituzione. Il turnover, dunque, non è più un’opzione. Il problema è stabilire quanto farne.
Cambiare gli uomini senza perdere gli automatismi
È questo il primo vero esame della profondità della Roma. Gasperini ha costruito la partenza perfetta in campionato anche attraverso una squadra che ha imparato rapidamente a riconoscersi: pressioni coordinate, distanze corte, aggressione immediata dopo la perdita del pallone e meccanismi offensivi diventati progressivamente più naturali. Cambiare troppo contemporaneamente significherebbe inevitabilmente mettere alla prova quegli automatismi.
Qualche intervento, però, appare inevitabile. Senza Koné, Pisilli sembra la soluzione più naturale accanto a Cristante, anche perché inserire De Roon significherebbe affidarsi immediatamente a un calciatore che conosce Gasperini meglio di chiunque altro, ma che deve ancora costruire intese con i nuovi compagni. Davanti, preservare Dybala avrebbe perfettamente senso: Soulé e Mora possono dare freschezza alle spalle di Malen senza stravolgere l’identità offensiva.
Anche Mancini merita una riflessione. A Istanbul è sembrato meno brillante del solito e Balerdi, una volta entrato, ha portato aggressività e intensità. Se esiste una partita nella quale cominciare a distribuire responsabilità anche in difesa, potrebbe essere questa.
Il turnover migliore è quello che non si vede
Gasperini dovrà però evitare la tentazione di trasformare la necessità di far riposare qualcuno in una rivoluzione. Tre o quattro cambi possono rigenerare una squadra; sette o otto rischiano di crearne un’altra. La Roma arriva a Torino a punteggio pieno e soprattutto con qualcosa che vale persino più dei nove punti: una fisionomia già riconoscibile. Sarebbe paradossale proteggere le energie sacrificando proprio quella continuità che ha permesso ai giallorossi di partire così forte.
Il vero salto di qualità di una squadra che vuole competere su più fronti passa esattamente da qui. Non avere undici titolari intoccabili, ma riuscire a cambiare tre o quattro interpreti senza che cambi la musica. Torino dirà anche questo. Per la prima volta Gasperini dovrà gestire davvero la rosa e non soltanto scegliere la formazione migliore. Perché il turnover è indispensabile. Ma quello fatto bene, alla fine, è proprio quello che quasi non si nota.




