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Romano, un altro rimpianto in arrivo? Quando la Roma è costretta a vendere il proprio futuro

alessandro romano mercato

Cinque milioni oggi possono essere tanti. Cinque milioni domani possono diventare pochissimi. È questo il sottile confine sul quale cammina la Roma ogni volta che, per esigenze di mercato e di bilancio, decide di trasformare uno dei propri giovani più interessanti in una plusvalenza.

Alessandro Romano rischia di diventare l’ultimo esempio. Arrivato dal Winterthur nel 2022 per circa 70 mila euro, il centrocampista era considerato da tempo a Trigoria un ragazzo con qualcosa in più e la Roma lo ha trasformato in pochi anni in un calciatore da Serie A. Dal punto di vista economico, dunque, l’operazione con il Cagliari è difficilmente contestabile: 5 milioni più bonus, potenzialmente fino a 6,5, rappresentano una plusvalenza enorme rispetto all’investimento iniziale.

Il problema è capire quanto possa costare domani ciò che oggi rappresenta un affare.

Da Frattesi a Calafiori, una storia che si ripete

Non tutti i ragazzi usciti da Trigoria possono diventare titolari della Roma e sarebbe troppo semplice giudicare ogni cessione con il senno di poi. I settori giovanili servono anche a produrre valore economico e nessuna società può trattenere indefinitamente tutti i propri talenti aspettando di capire chi esploderà.

Ma quando gli episodi cominciano a ripetersi, qualche domanda diventa inevitabile. Frattesi è diventato un centrocampista di livello internazionale lontano da Roma, Calafiori rappresenta probabilmente il rimpianto più grande e adesso sarà interessante capire quale carriera farà Romano. Non perché oggi possa essere considerato un giocatore pronto per togliere il posto a Koné o Cristante, ma perché proprio il talento che deve ancora completarsi è quello sul quale una società dovrebbe provare, quando possibile, a conservare almeno una forma di controllo.

La questione diventa ancora più significativa pensando a Emanuele Lulli, che durante l’estate era stato vicino all’Avellino. In quel caso si parlava fortunatamente di un’operazione che avrebbe potuto prevedere un prestito con opzione, ma il principio resta: quando il mercato obbliga a trovare risorse, i giovani diventano inevitabilmente una delle strade più semplici da percorrere.

Vendere bene non significa sempre vendere giusto

Romano è stato ceduto in un’estate nella quale la Roma aveva bisogno di produrre plusvalenze e proteggere, per quanto possibile, i calciatori considerati centrali per la prima squadra. Il settore giovanile, negli anni del settlement agreement UEFA, è diventato una fonte importante di ricavi: dal 2022 le cessioni provenienti dal vivaio hanno generato decine di milioni.

Economicamente è comprensibile. Sportivamente, però, rimane un rischio. Perché il problema non è vendere Romano per cinque milioni. Il problema sarebbe scoprire tra due o tre anni che per comprare un centrocampista con le stesse qualità bisognerà spenderne venti.

Frattesi e Calafiori dovrebbero aver insegnato almeno questo: qualche giovane inevitabilmente sfuggirà, ma quando a Trigoria cresce qualcuno con qualcosa in più, trovare il modo di mantenere un filo con il suo futuro può valere molto più della plusvalenza immediata. Romano dirà con la propria carriera se anche questa volta la Roma avrà venduto al momento giusto. Oppure troppo presto.

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