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MISERIA E IGNOBILTÀ: L’INVIDIA DEL PANE

miseria e ignobiltà

Brutta la categoria degli invidiosi. Hanno banchettato col caviale per anni e oggi, senza pane e senza denti, guardano di traverso chi sforna prodotti fragranti, che vanno a ruba, rinfacciandogli di utilizzare poche materie prime italiane, e di aggiungere spezie orientali importate a caro prezzo. Il Como, per esempio, inviso a chi ha tolto posto e privilegi in classifica, e a chi per campare deve fungere da tappetino lungo la strada dei nobili decaduti.

L’esercito de “l’Italia come la vogliamo noi” non si arrende neanche davanti allo scintillante esordio di Fabregas in Champions League. “Sacrilegio! Il Como non ha italiani, non è una squadra italiana!” Come se Kean, Ricci e Liberali, per il quale, quando sarà a pieno regime, si chiederanno referendum per portarlo in nazionale, fossero canadesi. “Una multinazionale che sfrutta la Serie A per mere mire commerciali espansionistiche!” Peccato per gli invidiosi che le mire espansionistiche del Como si traducano con l’umiliazione di tanti presunti top club nostrani, che di italiano pure loro hanno sempre meno, e sono molto meno organizzati di chi in una manciata di anni ha dimostrato che si può fare calcio ad alti livelli battendo strade diverse da quelle solite.

Como, Roma e il fastidio per chi prova a crescere

Si imputa al Como di fare mercati da nababbi. Come se fosse un reato essere ricchi. Poi però guardi la lista della spesa e rifletti. Nico Paz fu preso inizialmente dal Real Madrid per 6 milioni, Douvikas è costato 11 milioni, Diao 12, Milla 6, Baturina 25. Praticamente Paz, Diao, Douvikas e Milla tutti insieme sono stati pagati meno di Kolo Muani. Baturina è costato quanto El Aynaoui. Paz, Diao e Baturina tutti insieme sono costati quanto Nkunku. Douvikas è costato un quarto di Lucca. Dicevano “ora che hanno le coppe crolleranno in campionato”. E infatti quattro giorni dopo il Como ha battuto pure il Parma. Serve altro? Sì, per evidenziare lo stato di livore degli invidiosi, è bastato un pareggio della Roma in Turchia. Gasperini ora ha tanti finti estimatori, che dentro ribollono come un vulcano pronto a eruttare.

Finti preti che non hanno affondano sul pareggio col Fenerbahce ma hanno fatto intendere che “in fondo con chi hai vinto le prime tre partite in campionato?”. Tre partite che poi sono diventate quattro. “Sì ma il Toro in fondo è poca roba”. Pronti ad assaltare la presunta preda in caso di mezzi passi falsi prima della sosta. Con l’Inter alle porte. Ritornano le nuvole su Mora, “reo” di non avere cambiato il volto nel quarto d’ora finale di una partita scorbutica. E di non avere inciso a Torino. In questo caso, invidiosi di cosa? Di qualcosa di bello che la Roma sta facendo, “capitanata” dal Gasperini supportato da D’Amico perché, nell’era in cui gli invidiosi stavano meglio quando si stava peggio, certi risultati certi dirigenti se li potevano soltanto sognare.

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