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Castro può diventare l’esterno che manca? L’ipotesi tattica che può aiutare Gasperini

roma castro tattica

Il mercato dovrebbe consegnare alla Roma un altro giocatore capace di partire da sinistra. Questo almeno è il piano. Ma se negli ultimi giorni di trattative non arrivasse il profilo individuato da Tony D’Amico, Gian Piero Gasperini potrebbe avere già dentro Trigoria una soluzione d’emergenza: Santiago Castro.

Attenzione però alle definizioni. Castro non è un’ala sinistra nel significato classico del termine e trasformarlo stabilmente nel sostituto di Rodrigo Mora o Lorenzo Pellegrini significherebbe probabilmente depotenziarne alcune caratteristiche. Può però interpretare quella posizione in maniera differente, soprattutto in determinate partite.

Una punta che conosce anche le corsie esterne

La storia posizionale dell’argentino offre un primo indizio. Castro nasce principalmente come centravanti, ma gli vengono riconsciuti come ruoli secondari sia quello di ala sinistra sia quello di ala destra. Non parliamo quindi di inventare completamente una posizione mai frequentata.

Il punto interessante arriva però osservando le heatmap delle sue stagioni al Bologna.

castro heatmap

Castro nasce e rimane una punta centrale, ma la sua occupazione degli spazi non è quella del numero nove statico. La mappa dei tocchi mostra una presenza centrale dominante accompagnata da diverse escursioni nei mezzi spazi e sulle corsie, funzionali soprattutto alla costruzione della manovra e alla pressione. Ed è proprio qui che l’idea può diventare interessante per Gasperini.

Non chiedetegli di fare Mora

Castro a sinistra non potrebbe interpretare il ruolo come Rodrigo Mora. Non avrebbe senso chiederglielo. Mora può ricevere largo, puntare l’uomo, creare superiorità attraverso il dribbling e trasformarsi in rifinitore. Castro dovrebbe invece essere un esterno alto associativo, quasi una seconda punta con posizione di partenza laterale.

Nel 3-4-2-1 potrebbe partire da mezzo spazio sinistro, lasciare l’ampiezza al quinto e muoversi prevalentemente senza palla: attacco della profondità, corse diagonali alle spalle del centrale, occupazione del secondo palo quando l’azione si sviluppa dalla parte opposta e soprattutto riempimento dell’area accanto al centravanti. Sarebbe quindi molto più corretto parlare di attaccante laterale che di ala. E la differenza non è soltanto terminologica.

I numeri spiegano perché può funzionare

Nell’ultima Serie A Castro ha prodotto 7 gol in 2.366 minuti, con 7,23 xG. Dei suoi 63 tiri, ben 52 sono arrivati dall’interno dell’area. Ha inoltre totalizzato 112 tocchi nell’area avversaria. Sono numeri da finalizzatore, non da esterno creativo e anche il dato relativo al dribbling chiarisce la questione: 16 dribbling riusciti con il 45,7% di successo.

Castro non è quindi il giocatore al quale affidare sistematicamente l’uno contro uno partendo dalla linea laterale. Al contrario, le sue 28 occasioni create mostrano un attaccante capace di partecipare alla manovra e combinare con i compagni. Tradotto tatticamente: ricezione dentro al campo, scarico, attacco immediato dello spazio. Una sequenza molto più congeniale alle sue caratteristiche rispetto a ricezione larga, isolamento contro il terzino e dribbling.

Quel lavoro sporco che piace a Gasperini

C’è poi un’altra componente che rende l’esperimento meno folle di quanto possa sembrare: il senso del sacrificio attraverso il movimento continuo, il pressing e il lavoro senza palla. I dati FotMob parlano di 46 recuperi, 42 azioni difensive e 10 possessi riconquistati direttamente nell’ultimo terzo di campo nell’ultima Serie A. Castro ha inoltre vinto 129 duelli e subito 50 falli.

Per un attaccante sono numeri interessanti perché raccontano la disponibilità a sporcare la partita. Partendo da sinistra potrebbe quindi diventare particolarmente utile nella prima pressione, orientando la costruzione avversaria verso l’esterno, saltando sul braccetto in uscita oppure stringendo sul mediano quando il quinto va in aggressione sul terzino. In fase di non possesso potrebbe inoltre abbassarsi quel tanto che basta per ricomporre una linea più compatta, senza necessariamente trasformarsi in un centrocampista aggiunto.

Una soluzione, non la soluzione

La conclusione quindi è sì: Castro può giocare a sinistra, soprattutto nel sistema di Gasperini ma con un asterisco piuttosto grande. Non sarebbe l’alternativa naturale a Mora o Pellegrini, bensì un’alternativa tattica. Con Mora la Roma avrebbe maggiore qualità tra le linee e nell’uno contro uno; con Pellegrini palleggio e rifinitura; con Castro aumenterebbero aggressività, profondità, pressione e presenza dentro l’area.

In alcune partite potrebbe addirittura diventare un’arma: quinto molto largo, Castro dentro al mezzo spazio e trasformazione del 3-4-2-1 in una sorta di 3-4-1-2 asimmetrico durante lo sviluppo dell’azione. Se arriverà un esterno sinistro dal mercato, tanto meglio. Ma se non dovesse arrivare, Gasperini non sarebbe necessariamente costretto a mettere una toppa, potrebbe semplicemente cambiare il modo di interpretare quella zona di campo.

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