A quattro giorni dall’inizio del campionato c’è un concetto che dovrebbe essere piuttosto semplice: il mercato serve a migliorare una squadra, non a smontarne un pezzo per poterne comprare un altro. Eppure intorno alla Roma continua a circolare l’idea che Matías Soulé possa rappresentare il sacrificio giusto per finanziare gli ultimi acquisti. Una soluzione apparentemente comoda, molto meno convincente se osservata dal punto di vista tecnico.
I numeri raccontano un giocatore che sta crescendo
Soulé ha 23 anni. Non trenta, ventitré. E arriva da una stagione nella quale, nonostante una pubalgia che ne ha condizionato il rendimento, ha chiuso la Serie A con 6 gol e 5 assist in 2.161 minuti.
C’è un dato ancora più interessante: con 0,25 gol ogni 90 minuti è stato il migliore della Roma in campionato per frequenza realizzativa, davanti a Pellegrini, Wesley e Dybala. Sul fronte creativo, i suoi 5 assist sono arrivati a fronte di 4,2 expected assists, secondo dato della squadra dietro Dybala. Numeri che non descrivono un calciatore arrivato al capolinea, ma esattamente il contrario: un patrimonio tecnico ancora lontano dal proprio picco.

Il mercato non può diventare il gioco delle tre carte
Che Soulé abbia mercato è evidente. Milan, Premier League e altri club hanno seguito la situazione e nelle ultime ore è tornata a circolare persino l’ipotesi di uno scambio con Nkunku. Ma avere mercato non significa automaticamente essere sacrificabile. Soprattutto oggi.
La Roma ha appena investito su Rodrigo Mora, un altro talento giovanissimo. L’idea dovrebbe essere aggiungere qualità alla qualità, costruire una batteria offensiva nella quale Gasperini possa scegliere caratteristiche differenti. Non vendere Soulé per comprare l’esterno che dovrebbe completare la rosa. Altrimenti il rischio è quello del gioco delle tre carte: esce un titolare, entra un titolare e numericamente sei esattamente al punto di partenza.
La Roma deve aggiungere, non sostituire
Poi esiste una questione di prospettiva. Soulé è mancino, salta l’uomo, crea superiorità, vede la porta e possiede ancora enormi margini di crescita. Se la Roma vuole tornare stabilmente ai livelli della Champions League, deve iniziare a trattenere questo tipo di giocatori.
Vendere può essere necessario davanti a offerte irrinunciabili. Ma cedere un ventitreenne di talento a quattro giorni dall’esordio contro la Fiorentina per trovare i soldi con cui completare la squadra sarebbe qualcosa di diverso. Significherebbe completarla togliendole contemporaneamente un pezzo. E allora il punto non è stabilire quanto valga Soulé sul mercato. È capire quanto possa valere domani per la Roma. Probabilmente molto più di quanto convenga incassare oggi.






