Non vogliamo smettere di farvi a credere a Babbo Natale per carità, già carico di doni fittizi che alzeranno l’asticella delle aspettative del tifoso romanista così tanto da far sembrare un brocco chiunque arriverà davvero alla corte di Gasperini. È un gioco che conosce bene anche chi ha la memoria corta: vi ricorda qualcosa la querelle Rios e l’arrivo di El Aynaoui tra gli insulti social? La differenza tra quella trattativa e il nome di Salah accostato alla Roma ha una differenza di base: la trattativa per il mediano finito poi al Benfica era reale (ma mai chiusa), quella del ritorno di Momo a non solo nella Capitale, ma anche in Italia è totalmente priva di fondamento. Ecco perché questa trattativa non è mai esistita e non è in alcun modo credibile.
L’origine del “caso” e il silenzio all’estero
Il primo campanello d’allarme arriva dalla mappatura della notizia. L’indiscrezione è nata e si è esaurita esclusivamente all’interno del perimetro dei media locali romani.
In Inghilterra, dove il futuro di Salah è da mesi l’argomento principale dei tabloid e dei media sportivi più autorevoli (come The Athletic o BBC), nessuno ha speso una sola riga sul presunto asse Roma-Momo. Nemmeno i massimi esperti internazionali di calciomercato hanno mai dato credito alla pista giallorossa. Una tale asimmetria informativa è il classico segnale di una notizia nata da una speculazione locale, non supportata da reali movimenti di mercato.
Il muro dell’entourage: la policy di Ramy Abbas
Chi conosce le dinamiche attorno a Salah sa che il suo storico agente, Ramy Abbas Issa, gestisce il futuro del calciatore con un livello di riservatezza quasi militare.
Proprio di recente, Abbas è intervenuto pubblicamente via social per smentire con forza alcune voci sul futuro dell’egiziano, ribadendo un concetto chiaro: «Né io né Mohamed discutiamo dei piani futuri con persone non direttamente coinvolte». L’idea che lo stesso entourage esponga il nome di Salah offrendolo in giro a club europei, rischiando peraltro di incassare dei rifiuti mediatici, va totalmente contro la strategia comunicativa e professionale che ha contraddistinto la carriera del numero 11.
La realtà economica: cifre fuori da ogni logica per la Serie A
Il motivo principale che rende la notizia pura fantamercato è, come spesso accade, di natura economica. I parametri attuali di Salah sono semplicemente impraticabili per la Roma e per l’intera Serie A. In primis l‘ingaggio a Liverpool: Salah ha percepito fino a pochi giorni fa uno stipendio da oltre 400.000 sterline a settimana (circa 25 milioni di euro lordi all’anno). Poi ci sono le richieste per il futuro: le indiscrezioni provenienti dai club turchi (come il Fenerbahçe, che ha sondato concretamente il terreno) parlano di richieste che si aggirano sui 30 milioni di euro a stagione tra parte fissa e bonus alla firma, per un contratto triennale.
Non ultima e non meno importante, la politica della Roma: La dirigenza giallorossa è da tempo impegnata in un percorso di sostenibilità finanziaria, volto ad abbassare il monte ingaggi e a puntare su profili futuribili. Un investimento del genere striderebbe totalmente con le linee guida societarie.
Dove va davvero Salah?
Mentre a Roma si discuteva del suo improbabile ritorno, le vere piste per il futuro dell’egiziano guardano altrove. Le uniche destinazioni ritenute credibili dai media internazionali portano ai petrodollari della Saudi Pro League (con l’Al-Nassr fortemente indiziato), alle big storiche della Super Lig turca o a ponti d’oro pronti per lui nella MLS americana. La suggestione Salah-Roma si spegne quindi sul nascere, archiviata come la classica “esca” estiva da web. La Roma guarda avanti, verso obiettivi decisamente più sostenibili e funzionali al nuovo progetto tecnico. Che non si cada nella trappola dei grandi nomi, altrimenti qualsiasi arrivo, anche di ottimo livello, rischierà di essere una delusione.






