C’è un dato che colpisce. Emanuele Lulli ha chiuso il suo esordio in Serie A con quattro tackle riusciti. Quattro, in una Roma che ha dominato la Fiorentina 4-0. Un numero che da solo racconta più di molte parole: intensità, grinta e capacità di stare nella partita. Numeri che, messi a confronto con la media di Zeki Çelik della scorsa stagione, dicono qualcosa di chiaro.
Çelik nel 2025/26 è stato un esterno affidabile: rating medi tra 6.7 e 7.0, circa due tackle ogni 90 minuti, buona precisione di passaggio. Solido, senza picchi e senza sprofondamenti. Lulli ieri ha fatto di più. 56 tocchi, 86,5% di passaggi riusciti, sette duelli vinti su dieci e un recupero decisivo che ha generato il 3-0 di Malen. Ha difeso e ha spinto, mettendo il corpo e cercando il fondo. A 19 anni, ai primi minuti di Serie A.
La differenza non è però solo numerica. Çelik gestiva le partite con esperienza e senso della posizione. Lulli ha messo in campo le caratteristiche che Gasperini cerca da sempre nei suoi esterni: corsa, aggressività e disponibilità a ripiegare senza sosta. Un profilo più “Hateboer” che “di mera gestione”. Meno raffinato nei cross, ma superiore per intensità e presenza.
Il messaggio che arriva da Trigoria
Çelik ha scelto la Juventus. Scelta legittima che non ha generato grandi rimpianti. Ma ieri un classe 2007 cresciuto a Palestrina e a Trigoria ha prodotto una prestazione superiore (per numeri) alla media di chi quella maglia l’aveva indossata per quattro anni. Non significa che Lulli sia già pronto a essere titolare fisso. Significa che il vivaio, quando lavora e quando l’allenatore gli dà fiducia, può generare soluzioni più adatte al modello di gioco di Gasperini.
Una rondine non fa primavera ovviamente e Lulli non è ancora completo. Deve migliorare la gestione del pallone e la qualità dell’ultimo passaggio. Ma ha dimostrato di non subire il contesto e di poter contribuire in modo concreto alla causa. Per una Roma che deve bilanciare ambizioni e sostenibilità, prestazioni così non sono solo una buona notizia tattica. Sono una conferma di metodo: a volte il futuro non va cercato fuori. Sta già dentro.






