Da ieri pomeriggio il calcio italiano è sprofondato in un nuovo caso destinato a far discutere. Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, è indagato per concorso in frode sportiva insieme a Andrea Gervasoni, attuale componente della CAN A e B. Entrambi, nella serata di ieri, hanno deciso di autosospendersi.
L’inchiesta, nata da una segnalazione dell’ex guardalinee Domenico Rocca, mette sotto accusa l’intero sistema arbitrale italiano. Le ipotesi investigative sono pesanti: presunte designazioni orientate verso arbitri ritenuti “graditi” all’Inter e, soprattutto, possibili interferenze dirette durante le gare.
Tra gli episodi chiave torna Udinese-Parma del 1° marzo 2025, con il sospetto di un intervento dalla sala VAR di Lissone per indirizzare la decisione verso l’assegnazione di un calcio di rigore.
Il silenzio dell’Inter e il precedente con la Roma
In questo scenario, anche l’Inter finisce inevitabilmente al centro del dibattito. Tuttavia, come riportato da La Gazzetta dello Sport, il club nerazzurro ha scelto una linea netta: nessun commento sull’inchiesta e nessun dirigente parlerà nel pre partita di Torino-Inter. Una presa di posizione che filtra stupore e irritazione per le accuse.
Nella denuncia di Rocca emerge anche un passaggio significativo relativo a Inter-Roma: l’ex assistente sottolinea come, in quella gara, Gervasoni – presente come supervisore – non sarebbe intervenuto per segnalare un rigore ritenuto evidente a favore dei nerazzurri. Un errore che, secondo l’esposto, avrebbe inciso sulla corsa scudetto poi vinta dal Napoli.
Procura federale al lavoro e possibile nuovo vertice
La Procura federale è ora pronta ad approfondire ogni aspetto della vicenda, in un’indagine che rischia di avere ripercussioni profonde sull’intero sistema arbitrale.
Nel frattempo, per garantire continuità operativa, si valuta una soluzione temporanea: il possibile traghettatore nel ruolo di responsabile degli arbitri potrebbe essere Maurizio Ciampi, già Responsabile della CAN C fino all’estate 2025.
La sensazione è che non si tratti di un caso isolato, ma di un punto di rottura. Perché qui non è in discussione solo la posizione di singoli dirigenti, ma la credibilità di un intero sistema che, ancora una volta, si ritrova sotto processo.





