In esclusiva ai microfoni di Tele Radio Stereo, l’ex attaccante del Parma Alessandro Melli ha analizzato il momento della Roma di Gian Piero Gasperini, il rapporto complicato con Claudio Ranieri e le differenze tra una piazza come Roma e realtà più tranquille come il Parma, che i giallorossi incontreranno oggi alle 18 al Tardini.
Che idea ti sei fatto della Roma di Gasperini?
“Ad inizio anno la ritenevo la cosa più interessante del campionato. Ero molto curioso di vedere lo sviluppo di una squadra allenata da uno che considero tra i migliori tecnici italiani, insieme alla presenza di Claudio Ranieri come dirigente. Pensavo potesse nascere qualcosa di nuovo e particolare. Poi però ci sono stati troppi alti e bassi. Se la Roma arriva in Champions può essere un buon campionato, altrimenti resta soltanto discreto”.
Perché invece il Parma di quest’anno ha funzionato?
“Ho visto una squadra concreta, pragmatica, molto attenta ai dettagli soprattutto difensivi. Mi chiedevo come mai un allenatore spagnolo proponesse un calcio così italiano. Poi ho capito che è stato intelligente ad adattarsi alla squadra che aveva. Ho parlato con lui e mi ha colpito perché ascolta molto, fa domande, è curioso. Secondo me il suo calcio ideale è diverso, ma le persone intelligenti sanno adattarsi alla materia che hanno in mano”.
Gasperini invece non cambia mai?
“Il suo valore non si discute. Però credo che uno dei suoi limiti sia il carattere. A volte diventa dominante rispetto all’intelligenza calcistica. Ho la sensazione che voglia avere ragione a prescindere”.
Secondo te cosa non ha funzionato tra Gasperini e Ranieri?
“La mia curiosità a inizio stagione nasceva proprio dal vedere due personalità forti convivere. Speravo trovassero un equilibrio, ma evidentemente non ci sono riusciti. I risultati poi incidono sempre: quando mancano, le tensioni esplodono più facilmente”.

Le frizioni interne hanno inciso sulla squadra?
“Assolutamente sì. Roma è una piazza meravigliosa ma complicata. Tutto viene ingigantito, sia le esaltazioni che i problemi. E i giocatori inevitabilmente assorbono queste situazioni. Anche inconsciamente finiscono per usare certe problematiche come alibi. Questo non ha aiutato il percorso della Roma”.
Il Parma di Scala e l’esperienza al Milan
Melli ha poi ripercorso gli anni del grande Parma di Nevio Scala.
Perché quel Parma non ha mai vinto lo Scudetto?
“Per vincere servono anche personalità e ambiente. A Parma si stava troppo bene. Non avevamo quella pressione continua che senti in piazze come Milan, Inter o Juventus. Lì respiri ogni giorno la necessità di vincere. A Parma, anche pareggiare una partita non diventava un dramma”.

L’ex attaccante ha raccontato anche l’impatto vissuto dopo il trasferimento al Milan: “Quando arrivai al Milan mi sentivo quasi in difficoltà. Non ero abituato a quel livello di pressione quotidiana. In allenamento dovevi andare sempre al massimo perché il tuo concorrente era forte quanto te, se non di più”.
“Sacchi e Guardiola hanno cambiato il calcio”
Nel finale dell’intervista Melli ha parlato degli allenatori più innovativi degli ultimi decenni.
“Secondo me i due grandi rivoluzionari degli ultimi 35-40 anni sono stati Arrigo Sacchi e Pep Guardiola. Non significa che siano stati i migliori in assoluto, ma sono quelli che hanno cambiato il modo di pensare il calcio. Tutti poi li hanno copiati”.
Infine una battuta sui difensori affrontati in carriera: “Il più forte? Franco Baresi senza dubbio. Il più cattivo invece Pasquale Bruno: in campo non era proprio tenerissimo”.





