Cinquant’anni, venticinque dei quali trascorsi con la stessa maglia addosso. Il compleanno di Francesco Totti diventa inevitabilmente l’occasione per riavvolgere il nastro di una storia che a Roma ha pochi paragoni. L’ex capitano giallorosso, nato il 27 settembre 1976, ha raccontato alcuni dei momenti più intimi della sua carriera e del suo rapporto con la città in una lunga intervista concessa al direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni.
Dall’addio all’Olimpico al rapporto con la Roma
Totti è tornato sulle immagini del suo ultimo giorno da calciatore e su quei minuti trascorsi seduto sulle scale dell’Olimpico: «Ho avuto paura, l’ho detto. Alla fine quando volti pagina non sai mai quello che puoi trovare. In quel momento ho ripensato a tutti i 25 anni percorsi con la Roma, con la stessa maglia, con la gente».
Sul mancato ritorno in società: «Non è un nervo scoperto. Ho sempre detto che i matrimoni si fanno sempre in due». Totti ha ricordato anche le ragioni che lo portarono a lasciare l’incarico dirigenziale: «Stare in società e non fare niente, mentalmente per come sono fatto io, mi faceva sentire inutile. Uno in più».

C’è spazio anche per la maglia numero 10 e per Paulo Dybala: «Io penso che non si dà una dieci nel momento in cui fai 5-6 partite fatte bene. Bisogna “organizzare” un giocatore importante che rimanga a lungo alla Roma, non di passaggio».
Totti ha raccontato anche che, qualora avesse lasciato la Capitale, in Italia avrebbe scelto il Milan, ricordando il fascino esercitato dalla squadra di Sacchi e dei tre olandesi.
Poi la pace con Luciano Spalletti: «Anche io ho sbagliato determinate cose. Crescendo si capiscono gli errori».
Infine, il passaggio forse più significativo nel giorno dei suoi 50 anni: «Alla Roma devo dire grazie, mi ha dato la possibilità di realizzare il mio sogno. Indossare un’unica maglia, la numero 10 ed essere capitano. Alla Roma città devo tutto, mi sono sempre sentito protetto e mi ci sento ancora. Abbiamo fatto qualcosa di diverso, di eccezionale».








