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Roma, centrocampo corto e rischio di aver regalato un talento: Romano può diventare un altro rimpianto?

alessandro romano mercato

La prodezza realizzata contro il Parma non basta per stabilire quale sarà la carriera di Alessandro Romano. Una partita, per quanto sontuosa, non può trasformarsi in una sentenza definitiva. Può però alimentare una domanda legittima: la Roma aveva davvero bisogno di privarsi di un centrocampista classe 2006, cresciuto a Trigoria e già sufficientemente maturo per trovare spazio in Serie A?

Romano non avrebbe dovuto necessariamente giocare titolare. Sarebbe potuto rimanere alle spalle di Koné, Neil El Aynaoui, Cristante e Pisilli, crescere quotidianamente accanto a calciatori più esperti e rappresentare un’alternativa da coltivare in casa. Considerando Champions League, campionato e Coppa Italia, le occasioni non sarebbero certamente mancate.

Il quinto centrocampista non è un esubero

La Roma, allo stato dell’arte, affronterà la stagione con appena quattro centrocampisti centrali. In questo contesto Romano non sarebbe stato un elemento ornamentale, ma una risorsa autentica per le rotazioni. Avrebbe consentito a Gasperini di gestire meglio le energie dei titolari, offrendo qualità nella costruzione, capacità d’inserimento e una conclusione dalla distanza mostrata splendidamente al Tardini.

C’era poi il vantaggio legato alle liste europee. Essendo un prodotto del vivaio, Romano avrebbe rappresentato una soluzione preziosa per la Champions e avrebbe potuto essere utilizzato senza sottrarre spazio agli acquisti provenienti dall’estero. Una caratteristica tutt’altro che secondaria per una società costretta ogni anno a fare i conti con i vincoli UEFA.

La plusvalenza immediata contro il patrimonio tecnico

La spiegazione della cessione è prevalentemente economica. Romano aveva un valore contabile praticamente nullo e i circa 5 milioni più bonus garantiti dal Cagliari rappresentavano quasi interamente una plusvalenza. Alla Roma servivano ricavi entro il 30 giugno e il giovane centrocampista era uno dei calciatori più facilmente monetizzabili.

È proprio questo, però, il cortocircuito. La Roma investe milioni per acquistare giovani da altri campionati, mentre continua a utilizzare alcuni dei migliori prodotti di Trigoria come strumenti per sistemare il bilancio. Il risultato è che il beneficio economico immediato rischia di diventare un danno tecnico e patrimoniale nel medio periodo.

Il precedente di Calafiori e Frattesi

I nomi di Calafiori e Frattesi tornano inevitabilmente alla memoria. Percorsi differenti, naturalmente, ma accomunati da un principio: talenti formati dalla Roma, ceduti prima della definitiva maturazione e diventati successivamente troppo costosi per poter essere recuperati.

Nessuno può assicurare che Romano raggiungerà lo stesso livello. Ma vendendolo definitivamente, senza che risultino pubblicamente una recompra o una percentuale sulla futura rivendita, la Roma ha rinunciato anche alla possibilità di accompagnarne e controllarne la crescita.

Il gol contro il Parma non certifica un nuovo errore storico, ma accende un allarme. Romano avrebbe potuto sbagliare, imparare e migliorare indossando la maglia della Roma. Invece il club ha preferito incassare subito una somma utile, ma non determinante. Il rischio è di essersi privato, ancora una volta, non soltanto di un giovane promettente, ma del diritto di scoprire fino a dove sarebbe potuto arrivare.

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