Molti pronosticavano e auspicavano un Gasperini fuori di testa per il calciomercato. Alcuni hanno giustificato la calma olimpica dell’allenatore con l’amicizia che lo lega a D’Amico, rincarando in modo patetico che se ci fosse stato ancora Massara avrebbe fatto il diavolo a quattro. Penurie dialettiche.
Sono altri, oggi, a rischiare una crisi di nervi. Nessuno è in allarme rosso, forse soltanto Paratici, che non fa l’allenatore ma gli allenatori li sceglie, e dopo avere fatto fuori Vanoli perché non lo riteneva all’altezza della rivoluzione viola, ha scelto Grosso salvo rinnegarlo per richiamare Vanoli al capezzale di una squadra che avrebbe invece avuto bisogno soltanto di un po’ di pazienza, prima di giustiziare il tecnico arrivato due mesi fa. L’eroe dei Mondiali 2006 ha scontato il nervo scoperto fiorentino causato dalla scorsa stagione. Se sulla Viola non pesasse il 25-26, starebbe ancora al suo posto.
Salendo di classifica, Spalletti alterna allusioni polemiche ai dirigenti a baci e abbracci forzati. Non è soddisfatto di Kolo Muani, non avrebbe mai fatto spendere cinquanta milioni per lui, e neanche trenta per Alajbegovic. Ma ce li ha e prova a sfruttarli, finora, soprattutto per il francese, con risultati mediocri.
Per la Juventus, e per i nervi di Spalletti, più che per le altre squadre, sarà importante non staccarsi dalle prime quattro posizioni in classifica, perché il rischio che il clima diventi da polveriera è dietro l’angolo. Amorim finora supera l’esame d’impatto col Milan perché sembra che i calciatori rispondano ai comandi. D’altronde è un allenatore di livello, che come tanti altri ha dovuto pagare dazio al Manchester United.
Allegri, pur giocandosela alla pari con l’Inter, da sabato sera fa i conti con una considerazione nei suoi confronti dell’opinione pubblica che non gli perdona nulla. Occhio, perché a Napoli con gli ultimi due allenatori prima di lui, Spalletti e Conte, è stata fatta la storia. Se il Napoli non cambia marcia, Allegri verrà preso di mira pure dalla tifoseria e dai mass media azzurri. Sarri deve lasciare l’impronta sull’Atalanta altrimenti, come accaduto a Juric e Palladino lo scorso anno, fino a quel momento sarà costretto a convivere col fantasma del Gasp.
Chivu dorme tra due guanciali, l’anno scorso di questi tempi, da debuttante, era già sulla graticola dei quotidiani sportivi, oggi se la comanda. Fabregas sta come Chivu e Gasperini: bravi, antipatici (un pregio per gli allenatori) e coi risultati a proprio favore.





