Una partenza oltre le aspettative
Sette e mezzo all’avvio di stagione, considerando che nelle prime cinque giornate sono state già archiviate le pratiche Fiorentina e Atalanta, che non saranno le big di una volta ma rappresentano la medio alta borghesia della Serie A, sono state regolate con naturalezza Lecce e Torino ed è stata giocata alla pari la sfida ai più forti, l’Inter. Con qualche rimpianto in più rispetto ai nerazzurri per come è maturato il risultato finale.
La difesa: certezze e nuovi protagonisti
In porta, Svilar si conferma il più forte della Serie A. Non è stato chiamato in causa per interventi mostruosi, ma è uno dei grandi campioni del torneo, dà sicurezza, sempre. Singoli infortuni tecnici per Mancini, con Atalanta e Inter, ma è difficile rinunciare alla sua leadership, ed è il centrale che meglio di tutti interpreta la fase offensiva richiesta dal tecnico, magistrale nella vittoria di Torino.
Regolare il rendimento di Ndicka, anche se oggi ha un contendente di maglia che ne mette in discussione la titolarità. Partita double face contro l’Atalanta, perché dopo avere azzerato Scamacca ha sofferto, fino al cambio, Krstovic. Hermoso è forse oggi il più insostituibile per Gasperini in terza linea, al netto di qualche sbavatura, ma bisogna tenere a mente che i difensori in questo sistema di gioco correranno sempre dei rischi calcolati, propedeutici per raggiungimento degli obiettivi.
A Balerdi sono bastati una manciata di interventi per farsi amare dai tifosi e stimare ancora di più dall’allenatore. Spirito dei grandi difensori sudamericani, subito inserito in un contesto in cui Gasperini cerca soldati ruvidi e capitani, titolare aggiunto. Ghilardi continua il percorso di crescita, quando chiamato in causa entra bene nelle partite. Si sta affacciando in campo, piano piano, Koulierakis. Tornerà utile, crescerà, per ora è il sesto di sei.
Fasce e centrocampo: rendimento e prospettive
Lulli è la bella novità delle fasce. A destra gioca con disinvoltura. Un anno fa non era titolare inamovibile in primavera, oggi è una risorsa che aggiunge freschezza. Wesley, reduce dallo stop che gli ha fatto saltare il mondiale, e da un po’ di acciacchi estivi, ha avuto difficoltà in riaccensione. Dopo lo stop di Torino, è tornato a destra, contro l’Inter, dopo quasi un anno. Non è ancora quel meraviglioso laterale ammirato nella passata stagione. Tornerà a esserlo.
Molina è un mix di esperienza e poca grazia, il piede e lo stile non sono quelli di Cafu e Maicon, sopperisce alle lacune con la costanza, anche se fa arrabbiare Gasperini quando sbaglia i cross. Rensch è quello da mettere dentro alla bisogna, ricordandone l’importanza di Parma. Cristante è il monumento alla costanza. Bryan Costante c’è sempre, e a modo suo non buca mai una partita. Gli altri girano, ruotano, lui non manca mai.
Il primo tempo contro l’Inter di Kone è da mediano che vale novanta milioni. Picchi mai raggiunti prima. Se avesse la costanza di Cristante sarebbe fra i centrocampisti più forti d’Europa. Preziosissimo il francese, a cui si perdona qualche disattenzione perché quando gira bene è un valore aggiunto. Pisilli ha saltato gran parte della pre season e si vede. Però nel mettere benzina nelle gambe non dimentica i tempi di inserimento. Due gol per lui, finora impiegato part time.
Si è visto poco De Roon, ma c’era da aspettarselo. Soldato scelto che non batte ciglio quando Gasperini sta per mandarlo in campo e all’ultimo momento lo richiama perché si impone un altro cambio.
Dybala, Soulé e Mora: il talento da aspettare
A Dybala manca il gol, e quei tiri che lo hanno reso speciale. Per ora mostra la sua laurea in assist e una tenuta fisica irriconoscibile. Al punto che a Gasperini nessuno chiede più se l’argentino abbia bisogno di riposo. Soulé avanza. Sembrava in partenza, ha iniziato dalla panchina, ha deciso la sfida con l’Atalanta, oggi è più titolare di Mora nel completamento del tridente. Ma può fare di più. Mora è partito in tromba e con tanta qualità, come evidenziato dal tecnico, ora bisogna dargli tempo, perché il talento è notevole e la testa pure. Malino col Toro quando è subentrato in un momento caldo del match.
Malen e Castro: gol e prospettive
Malen è Malen. Sei gol in sei partite, la Roma con lui parte da uno a zero per media gol. Il miglior centravanti del torneo assieme a Lautaro. Castro si fa piacere perché quando entra non sta fermo un attimo. Vive per il gol, piccolo Malen, quando lo troverà avrà quella serenità in più che gli consentirà di andare lontano.





