Per quarantacinque minuti Old Trafford ha visto una Roma straordinaria. Non una squadra arrivata a Manchester per limitare i danni, ma una formazione capace di mettere sotto lo United, segnare due gol e sfiorare ripetutamente il terzo. Tutto questo con assenze pesantissime, addirittura il terzo portiere tra i pali e una rosa inevitabilmente meno profonda di quella inglese. Un primo tempo da grande squadra, che rende ancora più difficile digerire il 3-2 finale. La Roma è forte. Molto forte. Ma deve ancora imparare a esserlo in maniera diversa.
Quando lo United ha alzato il pressing, la squadra di Gasperini ha progressivamente perso la capacità di uscire dalla propria metà campo, continuando a cercare soluzioni che nella prima frazione avevano funzionato perfettamente. Serviva cambiare registro, accettare qualche pallone lungo, spezzare il ritmo, sporcare la partita e comprendere che difendere un vantaggio non significa necessariamente rinunciare alla propria identità. Significa anche maturare.
Alcune seconde linee, inoltre, hanno dimostrato di non possedere ancora la stessa affidabilità dei titolari. Non è una condanna, ma una constatazione che diventa evidente quando una partita di Champions cambia improvvisamente intensità. Gasperini ha costruito una squadra competitiva, non ancora una rosa capace di mantenere lo stesso livello attraverso tutte le sostituzioni.
Il rigore di Gil Manzano è un insulto al calcio
Tutto questo, però, non può diventare un comodo pretesto per minimizzare quanto accaduto al 55′. Il rigore concesso da Gil Manzano per il contatto tra Mancini e Cunha è una decisione che lascia francamente sbalorditi. Un intervento leggerissimo, un attaccante che sembra perdere l’equilibrio da solo e un arbitro che indica il dischetto con una sicurezza inversamente proporzionale alla consistenza del fallo. Un rigore che, secondo una valutazione tecnica rigorosa, non avrebbe dovuto esistere.
Sulla ripetizione bisogna invece essere precisi: Cristante entra anticipatamente in area e interviene sulla respinta di Vasquez, circostanza che rende applicabile la norma. Ma è proprio questo il paradosso. Il VAR trova il modo di intervenire su un’infrazione marginale e regolamentare, mentre non corregge una decisione iniziale che avrebbe meritato ben altra attenzione.
Bruno Fernandes sbaglia, Vasquez para, la Roma pensa di aver superato il momento più complicato. Poi arriva la rigidissima ripetizione, il gol e cambia completamente l’inerzia della partita. Lo United ritrova entusiasmo, Old Trafford si accende e la Roma perde progressivamente il controllo. Definire scandalosa la gestione di quell’episodio non significa cercare un alibi. Significa riconoscere il peso enorme che può avere una decisione arbitrale in una competizione nella quale gli equilibri sono sottilissimi.
La maturità che manca e il silenzio che fa rumore
Resta poi la reazione relativamente misurata dei tesserati giallorossi. Gasperini ha fatto riferimento ai soliti «rigorini», ma senza trasformare il dopopartita in un processo all’arbitro. Una prudenza che potrebbe anche essere letta alla luce dei rapporti delicati con la UEFA, considerando il settlement agreement e il monitoraggio economico al quale la società è sottoposta. È un’interpretazione, non una certezza, ma la scelta di mantenere un profilo istituzionale basso sarebbe comprensibile.
Comprensibile tuttavia non significa necessariamente condivisibile. La Roma non ha bisogno di sceneggiate, ma nemmeno di accettare passivamente qualsiasi decisione. Difendere le proprie ragioni attraverso i canali opportuni non dovrebbe rappresentare un rischio, bensì una normale forma di tutela.
Poi, naturalmente, bisognerà tornare a Trigoria e lavorare su ciò che il campo ha raccontato. Sul calo fisico, sulle alternative, sull’incapacità di gestire alcuni momenti e su quei due gol incassati nel finale che hanno trasformato una vittoria prestigiosa su un campo storicamente maledetto in una sconfitta dolorosissima. La Roma deve imparare a non farsi rimontare. Ma non deve neppure abituarsi a farsi arbitrare così. Sono due problemi distinti. E meritano entrambi una risposta.






