Il Mondiale di Malen con l’Olanda non è mai realmente iniziato. O meglio, è durato un battito di ciglia, spegnendosi sulla prodezza di Suzuki al terzo minuto della gara d’esordio degli Oranje, terminata poi 2-2 contro il Giappone.
Quella contro la nazionale nipponica è stata l’unica partita – e neanche per intero – disputata da prima punta dal bomber giallorosso, il cui rapporto con Koeman non è mai realmente decollato. Coccolato, valorizzato ed efficace con la maglia della Roma, “Bobby” ha invece cercato di adattarsi alle richieste del commissario tecnico per tutta la competizione iridata.
Da centravanti a esterno: il sacrificio non è bastato
Per il fu “Rambo” si è persino snaturato, accettando di giocare proprio nel ruolo che più mal digerisce: quello di esterno nel 4-3-3, a partire dalla seconda partita. Lo ha fatto pur di vivere fino in fondo un Mondiale conquistato grazie a uno straordinario girone di ritorno disputato con la Roma, pur di dimostrare che quella maglia da titolare se l’era guadagnata a suon di gol.
Koeman, però, non è mai stato tenero con l’attaccante giallorosso. Non ha mai mancato di sottolinearne la scarsa incisività, ribadendo come un Mondiale sia una competizione di altissimo livello nella quale non ci si possa permettere di aspettare nessuno, anche quando le alternative disponibili, al netto di qualche exploit, sembravano tecnicamente inferiori.
Lo scontro con Koeman e il rimpianto finale
Quella pressione continua è esplosa durante l’allenamento di rifinitura della sfida contro il Marocco: confronto a muso duro con il ct ed esclusione dagli undici titolari. Né da punta né da esterno: Malen è rimasto in panchina per tutti i 120 minuti della partita, probabilmente consapevole che, dopo quanto accaduto con Koeman, non avrebbe più rimesso piede in campo neppure in caso di qualificazione.
In una competizione come il Mondiale, lo sappiamo bene anche in Italia grazie agli esempi di Baggio, autore di cinque gol negli Stati Uniti dopo un girone iniziale complicatissimo, o di Paolo Rossi, esploso con sei reti nelle ultime partite del Mundial del 1982, ogni giocatore ha i propri tempi per entrare in ritmo. E Malen avrebbe potuto rappresentare una risorsa preziosa.
Il suo è invece un epilogo amaro: tre presenze senza il tempo necessario per incidere nel ruolo che preferisce, fatta eccezione per i buoni sprazzi mostrati nella gara d’esordio. Forse andava aspettato qualche partita in più, rassicurato anziché messo costantemente sotto pressione.









