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Il caso Balogun e la punta dell’iceberg: la crisi di credibilità della FIFA

trump infantino mondiale

Il perdono della sanzione al giocatore statunitense Balogun non rappresenta un semplice aneddoto o un errore isolato di valutazione. È, piuttosto, la punta visibile di un iceberg molto più grande e pericoloso: un modello di governance che da anni sta progressivamente minando la credibilità della FIFA e, di conseguenza, dell’intero sistema calcistico mondiale.

Un modello di governance unilaterale e opaco

Quando le norme possono essere interpretate, piegate o modificate in base alla convenienza del momento, il principio di uguaglianza di fronte al regolamento cessa di esistere. Quando le decisioni più rilevanti vengono prese senza un reale confronto con le leghe nazionali e domestiche – ovvero con coloro che tengono in piedi il calcio professionistico 365 giorni all’anno – si crea un pericoloso distacco tra chi governa e chi produce realmente il gioco.

La FIFA procede spesso con un’agenda unilaterale, imponendo scelte che impattano direttamente sul calendario, sui diritti e sulla sostenibilità economica delle leghe senza un dialogo costruttivo. I Congressi della FIFA, troppo spesso, si riducono a grandi messinscene di unanimità: nessun dibattito autentico, decisioni già prese prima ancora che si apra la votazione. Il risultato è una sequenza di provvedimenti che penalizzano regolarmente chi dovrebbe essere il cuore del sistema.

Il silenzio complice che erode la fiducia

Il caso Balogun non fa che rafforzare una percezione ormai diffusa: le regole vengono applicate con arbitrarietà. E quando la discrezionalità sostituisce la certezza del diritto, la fiducia svanisce. Senza fiducia non può esserci credibilità istituzionale.

La cosa più grave è che gran parte del mondo del calcio è perfettamente consapevole di questo stato di cose. Eppure troppi scelgono il silenzio complice. Tacere è più comodo che alzare la voce in difesa dell’indipendenza, della trasparenza e di una buona governance.

Il calcio mondiale merita istituzioni che rendano conto delle proprie azioni, che rispettino le norme in modo imparziale e che governino con trasparenza, non attraverso decisioni unilaterali, discrezionali e arbitrarie. È tempo che le leghe nazionali, i club e i giocatori pretendano un cambio di rotta reale. Perché senza fiducia e senza credibilità, anche il più bello degli sport rischia di perdere la sua essenza.

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