Ci sono dirigenti che vengono giudicati per i risultati. E poi ci sono dirigenti che riescono a essere giudicati per il racconto dei risultati. Negli ultimi mesi Ricky Massara è sembrato appartenere più alla seconda categoria.
Per settimane una parte dell’informazione ha costruito attorno al suo nome l’immagine del direttore sportivo instancabile, del professionista rimasto al proprio posto nonostante fosse ormai ai margini del progetto, del dirigente che continuava a lavorare nell’interesse della Roma anche dopo aver capreso che il suo ciclo fosse finito.
Una narrazione che, col passare delle settimane, ha iniziato però a mostrare più di una crepa.
Tra retroscena e realtà
A gennaio si parlava di presunte offerte da 20 milioni di euro per Ziolkowski, mai concretizzate.
Sempre a gennaio veniva raccontato che il “cattivo” Gasperini avrebbe bloccato l’arrivo di Niclas Füllkrug, perché il mercato invernale avrebbe dovuto consegnare alla Roma un tris composto da Füllkrug, Vaz e Zaragoza.
Poi è arrivato il caso Leon Bailey, indicato da diversi come una precisa richiesta di Gasperini. Una versione smentita indirettamente dal padre-agente del calciatore, che raccontò come fosse stato proprio Massara, anni prima, a promettergli che un giorno avrebbe provato a portare suo figlio nella squadra in cui avrebbe lavorato.
Nel frattempo continuavano a uscire quotidianamente nuovi nomi accostati alla Roma, mentre Massara veniva descritto come il dirigente che, pur sapendo di essere in uscita, continuava a occuparsi di rinnovi e trattative con un senso del dovere quasi romantico.
Il caso Celik cambia la prospettiva
L’episodio che riguarda Zeki Celik rischia però di ribaltare molte letture.
Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, la Roma aveva già predisposto il rinnovo del terzino, aveva firmato la propria parte dei documenti e attendeva soltanto la controfirma del giocatore, convinta di poterlo riabbracciare a Trigoria. Celik, invece, volava a Torino per sostenere le visite mediche con la Juventus.
Oggi c’è chi celebra Massara per aver “soffiato” il giocatore alla Roma. Ma se davvero si vuole attribuire ai direttori sportivi la responsabilità delle situazioni contrattuali, allora è inevitabile ricordare che è stata proprio la precedente gestione a portare a scadenza profili pesanti come Celik, Dybala e Pellegrini, lasciando in eredità dossier delicatissimi.
Le responsabilità, nel calcio, raramente sono di una sola persona. Ma nemmeno possono essere distribuite soltanto quando fa comodo.
Oltre la narrazione
La Roma continua ad avere problemi ben più profondi di un singolo rinnovo o di una singola cessione. Ma proprio per questo sarebbe utile distinguere i fatti dai racconti.
Per mesi si è parlato di trattative virtualmente concluse, di obiettivi già presi, di dirigenti eroici rimasti al timone fino all’ultimo giorno. Oggi, guardando gli sviluppi delle ultime settimane, appare legittimo chiedersi quanto di quella narrazione fosse realmente supportato dai fatti.
Tony D’Amico sarà giudicato per il mercato che costruirà e per i risultati che arriveranno sul campo. Lo stesso criterio dovrebbe valere anche per chi lo ha preceduto. Perché nel calcio, alla lunga, sono le firme sui contratti e i giocatori che arrivano – o che se ne vanno – a raccontare la verità più di qualsiasi retroscena.





