Totti torna alla Roma? Da Chiellini a Zanetti, tutti i modelli che spingono verso il grande ritorno

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Il ritorno di Francesco Totti alla Roma è il sogno ricorrente di ogni tifoso giallorosso, un’ipotesi che ciclicamente riaccende le speranze della piazza e che, guardando al panorama calcistico internazionale, rappresenterebbe un passo naturale e strategico per il club. In un calcio moderno sempre più globalizzato, le società di vertice stanno comprendendo l’importanza vitale di affidare ruoli chiave a chi ha scritto la storia con la propria maglia, fungendo da collante perfetto tra proprietà, squadra e tifoseria.

Da Chiellini a Zanetti, il valore delle bandiere in dirigenza

L’esempio più recente in Serie A è quello di Giorgio Chiellini, rientrato alla Juventus come dirigente per le relazioni istituzionali portando con sé il DNA storico bianconero, o di Gianluigi Buffon, divenuto figura di garanzia e carisma come Capo Delegazione della Nazionale italiana di calcio. Ma guardando oltre confine e ad altre latitudini, i modelli da seguire si moltiplicano: da Zlatan Ibrahimović, oggi Senior Advisor e voce decisionale nel Milan, a Javier Zanetti, da oltre un decennio pilastro istituzionale dell’Inter.

Un eventuale inserimento di Totti nell’organigramma romanista non dovrebbe perciò limitarsi a un ruolo di mera rappresentanza o da semplice uomo immagine. L’ex Capitano potrebbe incarnare una figura operativa e di raccordo tecnico-societario, simile a quanto fatto da Simon Rolfes e Sebastian Kehl in Germania, rispettivamente anime sportive di Bayer Leverkusen e Borussia Dortmund, oppure con un peso specifico diplomatico pari a quello di Emilio Butragueño al Real Madrid.

Non nostalgia ma strategia: il senso profondo del ritorno

Se poi guardiamo ai vertici assoluti, leggende come Rui Costa al Benfica, Juan Román Riquelme al Boca Juniors e Juan Sebastián Verón all’Estudiantes dimostrano come le grandi bandiere possano addirittura assumere la presidenza e la guida politica totale dei propri club.

Per la Roma, riabbracciare Totti significherebbe dotarsi di una bussola identitaria fondamentale nei momenti di tempesta, un dirigente capace di parlare lo stesso linguaggio dei calciatori, di decifrare le dinamiche di spogliatoio e di trasmettere il peso della maglia ai nuovi arrivati, ripristinando quel senso di appartenenza romanista che spesso è mancato nelle recenti gestioni.

Non si tratterebbe solo di un’operazione nostalgia, ma di una mossa aziendale intelligente e moderna, allineata alle migliori pratiche dei top club mondiali, per costruire un futuro vincente partendo dalle proprie radici.

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