Totti-Roma: risorsa reale o arma di distrazione di massa?

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Il possibile ritorno di Francesco Totti nell’organigramma della Roma non è mai una notizia come le altre. È un evento sismico che scuote le fondamenta di Trigoria e riaccende una piazza perennemente in bilico tra amore incondizionato e disillusione. In un clima di tensione elettrica, dove i risultati sul campo faticano a rispecchiare le ambizioni della proprietà americana, il nome dello storico numero dieci torna a circolare con insistenza.

Tuttavia, dietro la suggestione romantica della bandiera che torna a sventolare sul pennone più alto, si cela un’analisi politica necessaria: Totti sarebbe un valore aggiunto per la gestione sportiva o rappresenta l’ultima, definitiva arma di distrazione di massa per coprire le lacune strutturali del club?

Totti come collante politico e identitario tra società e piazza

Inserire Francesco Totti oggi significherebbe, per la proprietà Friedkin, ammettere implicitamente la necessità di un pontefice che unisca una società percepita come algida e distante a una tifoseria che chiede risposte. Da un lato, l’ex capitano agirebbe come una risorsa di inestimabile valore. Il suo “romanismo” non è solo facciata, ma una profonda conoscenza degli umori della città e delle dinamiche interne a uno spogliatoio che spesso sembra smarrito. La sua presenza a Trigoria offrirebbe quel “senso d’appartenenza” che non si compra sul mercato, agendo da catalizzatore per l’identità del club e fornendo una bussola tecnica a dirigenti che, per quanto preparati, non hanno mai respirato l’erba dell’Olimpico con la sua intensità.

Il rischio del “panem et circenses”: Totti come parafulmine mediatico

Dall’altro lato, però, il rischio che questa mossa sia una manovra di puro diversivo è concreto. In un momento in cui la programmazione sportiva appare confusa, con cambi di panchina frequenti e una struttura dirigenziale spesso incompleta, il ritorno di Totti servirebbe a “anestetizzare” la critica.

È la strategia del “panem et circenses” in chiave moderna. Dare al popolo l’icona più amata per distogliere lo sguardo dalle problematiche legate allo stadio, alle perdite di bilancio o a una visione tecnica che stenta a decollare. Il pericolo è che Totti venga trasformato in uno scudo umano. Una figura di rappresentanza priva di reale potere decisionale, utile solo a raccogliere gli applausi che la proprietà non riesce più a ottenere.

La linea sottile tra svolta e illusione

Dovesse concretizzarsi il suo ritorno, la differenza tra il successo e il fallimento dipenderà esclusivamente dal ruolo che gli verrà assegnato. Se Totti sarà chiamato a decidere, a pesare nelle scelte di mercato e a rappresentare la Roma nei palazzi del potere calcistico, allora sarà una risorsa. Se invece sarà confinato a un ruolo di ambasciatore da red carpet, rimarrà soltanto l’ennesimo tentativo di nascondere le polveri sotto un tappeto d’oro, una distrazione necessaria per una dirigenza che ha bisogno di tempo e silenzio, anche a costo di usare il suo simbolo più grande come parafulmine.

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