Il fischio d’inizio non arriva da un fischietto, ma da un accordo di settima eccedente che vibra tra le pendici del Vesuvio e l’ombra del Cupolone.
Napoli-Roma non è mai stata una semplice questione di tre punti, ma se oggi la immaginassimo come una sfida tra spartiti e corde di chitarra, il rettangolo verde si trasformerebbe nel palcoscenico più prestigioso del pianeta.
Da una parte la melodia viscerale di Partenope, dall’altra l’ironia maestosa e il cinismo poetico dell’Urbe.
In porta, per la formazione napoletana, servirebbe la saggezza eterna di Roberto Murolo, capace di parare ogni conclusione con la grazia di chi ha codificato la tradizione. A centrocampo, il “Mascalzone Latino” Pino Daniele detterebbe i tempi con quel fraseggio blues che trasforma ogni passaggio in un’emozione pura, supportato dalla genialitĂ istrionica di Renato Carosone pronto a inventare giocate ritmiche imprevedibili.
In attacco, la potenza popolare di Nino D’Angelo e il mistero moderno di Liberato pronti a colpire in contropiede. La Roma risponderebbe con una linea mediana d’autore: il “Principe” Francesco De Gregori a distribuire palloni con precisione chirurgica e Antonello Venditti pronto a far vibrare il pianoforte della Curva Sud a ogni incursione offensiva.
Davanti, il bomber solitario e maledetto, Franco Califano, il “Califfo” che non ha bisogno di schemi per trovare l’incrocio dei pali, magari ispirato dai ricami melodici di Claudio Baglioni e dalla teatralitĂ magnetica di Renato Zero.
Sarebbe un derby dove i contrasti diventano rime e i gol si trasformano in ritornelli immortali cantati da due popoli che, sotto la pelle, vibrano della stessa identica frequenza.
Non ci sono vinti in una sfida che mette a confronto l’anima di Gabriella Ferri e quella di Sergio Bruni, perchĂ© oltre il triplice fischio resta solo la bellezza di due capitali della cultura che continuano a scriversi addosso la storia. In questo stadio dei sogni, il fischio finale è solo il preludio a un bis infinito, perchĂ© quando Napoli e Roma si incontrano, la musica non finisce mai.



