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Roma, Wesley ko: quanto pesa davvero la sua assenza

infortunio wesley roma

L’ennesimo stop in casa Roma arriva dal Brasile e colpisce un giocatore che, più di altri, aveva dato identità e intensità al sistema di Gian Piero Gasperini: Wesley.

Il laterale ha riportato una lesione alla coscia destra durante l’amichevole contro la Francia ed è stato costretto a lasciare il ritiro della Seleção, rientrando immediatamente nella Capitale per iniziare il percorso di recupero. Una tegola pesante, soprattutto in vista della sfida contro l’Inter del 5 aprile.

Non solo un’assenza: viene meno un principio di gioco

Wesley non è semplicemente un esterno, che giochi a destra o, più spesso ormai, a sinistra. È il motore della fascia, il giocatore che garantisce ampiezza, pressione e continuità nelle due fasi. Senza di lui, la Roma perde una componente fondamentale: la capacità di attaccare e difendere con la stessa intensità. La sua assenza non è solo numerica, è strutturale. Cambia il modo in cui la squadra occupa il campo, soprattutto nelle transizioni, dove il brasiliano era diventato un riferimento.

Le alternative e i dubbi

In questo scenario, gli occhi si spostano inevitabilmente sull’altra corsia. Angelino, rivisto contro il Lecce, ha dato segnali di vita dopo mesi complicati: la pausa per le nazionali può rappresentare l’occasione per ritrovare continuità e condizione. Di avere una chance reale in una partita difficile dove Gasperini dovrà far fronte alle scorribande di Dumfries e Dimarco.

Diverso il discorso per le alternative. Rensch resta un’incognita sotto il profilo dell’affidabilità, oscillando tra prestazioni di livello come contro la Juventus e partite sinceramente trascurabili. Tsimikas, chiamato da quando è arrivato da Liverpool a essere una soluzione credibile, continua a offrire prestazioni lontane da quelle che ci si aspetterebbe da un giocatore con il suo curriculum.

Un problema che si ripete

L’infortunio di Wesley si inserisce in un quadro ormai chiaro: la Roma, quando perde un titolare, non riesce a mantenere lo stesso livello qualitativo. Non è solo una questione di nomi, ma di struttura. Ed è proprio questo il nodo più delicato: nelle partite decisive, non basta avere undici giocatori forti. Serve avere alternative che non cambino il volto della squadra. Oggi, la Roma questo lusso non ce l’ha ed è una variabile troppo importante in ottica quarto posto, obiettivo dichiarato e neanche troppo nascosto di società e allenatore.

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