C’è un paradosso che attraversa Trigoria e divide tifosi e addetti ai lavori. Matías Soulé è stato il giocatore che ha tenuto in piedi la Roma nei mesi più complessi della stagione, ma proprio ora rischia di scivolare ai margini. Non per demeriti strutturali, bensì per una combinazione di fattori: stanchezza accumulata, un fisiologico calo di rendimento nelle ultime due gare e una concorrenza che si è improvvisamente moltiplicata.
A 22 anni, Soulé ha vissuto da protagonista assoluto. Numeri alla mano, è stato il capocannoniere giallorosso in Serie A con 6 gol e 4 assist, arrivando a 7 reti complessive stagionali. Quando Paulo Dybala era fuori per l’infiammazione al ginocchio, è stato lui a prendersi sulle spalle l’attacco, firmando giocate decisive e garantendo continuità offensiva. Gian Piero Gasperini gli ha dato fiducia piena, caricandolo di minuti e responsabilità: oltre 1500 in campionato, spesso senza reali alternative.
Il peso delle gambe e il calo recente
Ed è qui che nasce il punto chiave. Soulé ha tirato la carretta per mesi, senza pause, spremuto da una squadra corta e da un’emergenza offensiva costante. Nelle ultime due uscite, però, qualcosa si è visto: meno brillantezza, meno lucidità nelle scelte, qualche duello perso in più. L’ultimo gol risale al 10 gennaio e prestazioni come quella contro l’Udinese hanno acceso il campanello d’allarme. Non un crollo, ma segnali chiari di stanchezza, mentale prima ancora che fisica.
Non è un caso se Gasperini continua a difenderlo pubblicamente parlando di “estro” e “qualità”, ma allo stesso tempo chiede più freschezza. Il problema non è ciò che Soulé è diventato, ma quanto ha dato in anticipo rispetto alle aspettative.
Gerarchie nuove, spazio più stretto
Nel frattempo il contesto è cambiato. Il rientro (o il tentativo di rientro) di Dybala, l’inserimento immediato di Donyell Malen e l’arrivo di Bryan Zaragoza, con dribbling e imprevedibilità, hanno ristretto gli spazi. Nel 3-4-2-1 di Gasperini, i due slot dietro la punta sono diventati una zona ad altissima densità competitiva.
Dybala resta il riferimento tecnico quando sta bene. Malen garantisce impatto immediato e fisicità. Zaragoza compete direttamente per caratteristiche. In questo scenario, Soulé appare il più “scarico” del momento, non per valore assoluto ma per energia residua.
Panchina come investimento, non bocciatura
La possibile panchina, allora, va letta per quello che è: una gestione. Una rotazione pesante per farlo “rifiatare” dopo mesi senza sosta, preservandolo in vista dei big match – Napoli in primis – e del finale di stagione. Il calcio dei grandi club è spesso crudele: sei leader quando manca il top player, poi al suo ritorno lo spazio si restringe.
Soulé non ha colpe. Ha overperformato, ha sorretto la Roma in emergenza e resta una risorsa centrale del progetto. A 22 anni, con margini enormi, gli basta ritrovare brillantezza e lucidità – esattamente ciò che chiede Gasperini – per tornare titolare. Per ora, però, vive il paradosso più scomodo: quello di chi ha tenuto su la Roma quasi da solo… e ora rischia di dover aspettare il suo turno.



