Roma, Mourinho non dimentica Budapest: “Speriamo che al ritorno non ci mandino Taylor”

mourinho taylor

Il passato non si cancella con una battuta, soprattutto quando riguarda una finale europea persa ai rigori e un arbitraggio che ha lasciato la ferita più profonda della storia recente della Roma. E come si fa a non voler bene a José Mourinho, l’uomo dei 26 titoli in carriera che non dimentica quel sopruso arbitrale in altri contesti ed altre latitudini, sintomo di un legame con la piazza, di un senso di ingiustizia mai realmente metabolizzato.

Parlando del ritorno di Champions League tra Real Madrid e Benfica (andata terminata 1-0 per i Blancos), lo Special One ha lanciato una frase che a Roma è risuonata come un’eco familiare: “Vediamo se non mandano Anthony Taylor ad arbitrare”.

Una battuta solo in apparenza leggera, ma in realtà molto amara. Perché quel nome, nella Capitale, è legato a una notte che ancora oggi viene ricordata con amarezza.

Lo scempio di Budapest: una cicatrice ancora viva

Il riferimento è inevitabile alla finale di Europa League 2023 tra Roma e Siviglia, disputata alla Puskás Aréna. Una partita tiratissima, conclusa ai rigori, segnata da 14 cartellini gialli – record per una finale europea – e da episodi che hanno alimentato polemiche per settimane. A questo si aggiungono i 147 minuti giocati, record all-time per una partita di calcio.

Il mancato rigore in favore dei giallorossi, il mani di Fernando su cross di Matic, l’espulsione di Lamela. Mourinho, nel post-partita, esplose con parole durissime nei confronti della direzione arbitrale, pagando poi con quattro giornate di squalifica.

Da allora, il rapporto tra lo Special One e Taylor è diventato simbolo di una frattura più ampia, quella tra la Roma e un sistema arbitrale percepito come distante, quando non penalizzante.

Una frase che riaccende il dibattito

Non è la prima volta che Mourinho contesta pubblicamente una designazione arbitrale. Già ai tempi del Manchester United aveva sollevato dubbi su Taylor prima di una sfida contro il Liverpool. Ma è Budapest ad aver segnato il punto di non ritorno.

Oggi, a distanza di tempo, quella battuta pronunciata da Mourinho è un rigurgito riporta tutto a galla. A Roma e per i romanisti, non è solo una questione di nostalgia o rancore: è la sensazione che quella notte europea abbia cambiato il corso della storia recente del club.

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