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Roma-Everton, rischio esclusione UEFA: il nodo multiproprietà

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Un paradosso che può diventare problema concreto. Roma ed Everton, oggi, viaggiano su binari europei che rischiano di incrociarsi. E se accadesse davvero, una delle due sarebbe costretta a fermarsi prima ancora di iniziare.

Secondo quanto riportato da La Repubblica, la questione è già sotto osservazione negli uffici UEFA di Nyon per un motivo preciso: la proprietà comune. Entrambi i club fanno capo a Dan Friedkin e il regolamento non lascia grandi margini interpretativi quando si tratta di integrità delle competizioni.

Il regolamento UEFA e il rischio reale

L’articolo 5, comma 1, è chiaro: nessun soggetto può essere coinvolto, direttamente o indirettamente, nella gestione o nel rendimento sportivo di più club partecipanti alla stessa competizione europea.

Tradotto: Roma ed Everton possono anche qualificarsi entrambe per l’Europa, ma non possono giocare nello stesso torneo. In caso contrario, una delle due verrebbe esclusa.

La scelta non sarebbe casuale. La UEFA stabilisce criteri precisi: verrebbe privilegiato il club meglio classificato nel proprio campionato e, in seconda battuta, quello appartenente a una federazione con ranking più alto.

Classifiche e scenario possibile

Il rischio non è teorico. La Roma è attualmente in piena corsa per l’Europa League, con ambizioni Champions ancora vive. L’Everton, in Premier League, è in zona Conference ma a distanza minima sia dall’Europa League che dalla Champions.

Un incastro che potrebbe portare al cosiddetto “cortocircuito regolamentare”.

Ad oggi non risultano comunicazioni ufficiali alla UEFA per risolvere la situazione entro le scadenze previste. E da Trigoria non arrivano commenti.

Una questione destinata a esplodere

Il tema multiproprietà non è nuovo nel calcio europeo, ma qui assume contorni immediati. Perché non si tratta di ipotesi lontane, ma di una possibilità concreta già nella prossima stagione.

E a quel punto la domanda non sarà più se intervenire, ma chi dovrà fare un passo indietro.

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