La Roma entra nella fase decisiva della stagione con una sensazione chiara: è una squadra stanca, corta e logorata. Non è solo una percezione, ma una realtà supportata dai numeri e dagli uomini a disposizione. Più che preparare le partite, a Trigoria si fa la conta dei presenti.
Un attacco svuotato
Gian Piero Gasperini ha ormai smesso di considerare Dovbyk e Ferguson tra gli indisponibili: sono fuori da troppo tempo per essere anche solo inseriti nel conto. Due attaccanti mai realmente utilizzabili insieme, tra infortuni e operazioni, e mai pienamente convincenti sotto il profilo tecnico. Nel mezzo, anche la gestione di Dybala ha lasciato perplessità: quasi 40 giorni prima di individuare la lesione al menisco che ha poi portato all’intervento chirurgico del 6 marzo. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, il reparto offensivo è stato il più colpito: 101 assenze su 146 complessive da inizio stagione.
Leader appannati e alternative assenti
Contro il Lecce la Roma si aggrapperà a pochi punti fermi: Svilar, Pisilli, Pellegrini e Malen. Attorno, però, il vuoto. La linea difensiva – Mancini, Ndicka, Hermoso – è in evidente calo, così come Cristante. Gli esterni sono spremuti: Wesley è squalificato, Celik senza alternative. Molti di quelli che Gasperini considerava “highlander” sono oggi a corto di energie, ma continuano a giocare per mancanza di sostituti all’altezza.
Il nodo fisico
L’infortunio di Koné è solo l’ultimo segnale. Il francese, probabilmente rientrato troppo presto, si è fermato di nuovo al bicipite femorale e rischia un mese di stop. Anche Soulé è ai box da settimane per pubalgia, dopo aver giocato praticamente sempre.
Il dato più significativo resta quello complessivo: 146 partite saltate per problemi fisici. Un numero che impone riflessioni sulla gestione e sulla tenuta atletica. Marzo, da sempre crocevia della stagione, ha trovato la Roma scarica. E senza la sua arma principale – l’intensità – la squadra ha perso anche la sua identità.






