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Roma decimata, out anche Mancini: ecco il responso medico

infortunio mancini

Dopo il naufragio di San Siro, parlare di fiducia suona quasi come una provocazione. La Roma esce dalla sfida contro l’Inter con le ossa rotte e con una sensazione che va oltre il risultato: questa squadra, oggi, non ha più margine. A rendere più amara la serata l’infortunio di Gianluca Mancini: lesione dell’adduttore della coscia destra e stop di circa tre settimane. Una realtà che Gasperini si trova a gestire quotidianamente, fatta di assenze, adattamenti e compromessi.

Una squadra ridotta all’osso

L’infermeria non è piena: in questa fase della stagione è decisiva. Perché quando perdi contemporaneamente riferimenti offensivi e alternative, la competitività diventa un concetto teorico. Donyell Malen è rimasto l’unico punto fermo davanti, mentre Artem Dovbyk continua il suo percorso di recupero e le altre opzioni sono evaporate tra stop e problemi fisici.

Il caso più emblematico è quello di Matías Soulé, tornato sì a disposizione, ma non davvero al 100%. La pubalgia lo costringe a giocare in gestione, più con la testa che con le gambe, togliendo alla Roma quella scintilla che aveva acceso per mesi.

Tra forzature e sopravvivenza

In questo contesto, Gasperini è costretto a forzare le logiche. Il possibile rientro anticipato di Wesley, nonostante una lesione al bicipite femorale, è il simbolo di una situazione al limite: non una scelta, ma una necessità. E mentre si attendono i recuperi di Dybala e Koné la Roma va avanti come può. Senza rotazioni, senza respiro, spesso senza soluzioni.

La rincorsa Champions, a questo punto, non è più una questione di moduli o principi di gioco. È una prova di resistenza. Una lotta contro il tempo e contro un’infermeria che ha già deciso troppo di questa stagione.

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