La notte europea contro il Bologna non è soltanto un’eliminazione. È la fotografia più nitida possibile della Roma attuale: una squadra stanca, fragile e sempre più esposta nei suoi difetti strutturali. L’uscita dall’Europa League pesa, ma ancora di più pesa il modo in cui è arrivata.
Difesa in caduta libera
Le pagelle dei principali quotidiani sono univoche: la linea difensiva non regge più. Ndicka scivola tra il 4,5 e il 5, Mancini e Hermoso restano su voti mediocri, incapaci di garantire sicurezza nei momenti chiave.
Non è solo una questione di singoli, ma di sistema. La Roma concede troppo, soprattutto quando la partita si allunga e diventa sporca. E contro una squadra organizzata come il Bologna, questo tipo di fragilità si paga sempre.
Anche il centrocampo non riesce più a fare da filtro. Cristante è discontinuo, mentre Koné si ferma quasi subito per l’ennesimo problema fisico, simbolo di una gestione che continua a far discutere.
Le poche luci in una serata buia
Eppure, dentro questo scenario negativo, qualche segnale arriva. Pellegrini è il migliore in campo per distacco, con voti che oscillano tra il 7 e il 7,5: entra e cambia la partita con intensità e voglia, ricoprendo più ruoli e ristabilendo momentaneamente la parità.
Pisilli si conferma su livelli alti, portando energia e qualità. E poi c’è Vaz, che dalla panchina offre un impatto concreto e positivo. Davanti, Malen resta l’unico punto fermo: segna, lotta, tiene in piedi l’attacco (6,5-7 ovunque), ma non può bastare da solo.
Gasperini e il finale di stagione
Gasperini esce con voti tra il 5 e il 6,5, segno di una gestione che divide ma che deve fare i conti con una rosa logorata.
Ora resta solo il campionato. E non è più una corsa: è una rincorsa. Perché la Roma ha vinto solo due gare dal 2 febbraio ad oggi e deve riprendere la marcia per cercare di mettere pressione a Como e (soprattutto) Juventus.






