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Analisi tattica: è servito Gasp 2.0 per battere la Cremonese

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La vittoria della Roma sulla Cremonese non è soltanto un 3-0. È un passaggio concettuale. Racconta la prima vera deroga stagionale di Gian Piero Gasperini al suo sistema di riferimento. Per quarantacinque minuti i giallorossi restano fedeli al 3-4-2-1: costruzione a tre con Mancini-Ndicka-Ghilardi, doppio pivot Cristante-Koné, trequartisti (Pellegrini-Zaragoza) negli half-spaces e Malen a fissare la linea. Il problema? Occupazione corretta degli spazi ma poca manipolazione del blocco avversario.

La Cremonese di Davide Nicola si dispone in un 3-5-2 che in fase di non possesso diventa un 5-3-2 estremamente compatto. Linee strette, densità centrale, uscite laterali solo a palla scoperta. Bonazzoli si abbassa in marcatura preventiva su Koné per sporcare la prima verticalizzazione. La Roma tiene il 65% di possesso ma produce soprattutto cross forzati e conclusioni poco pulite. Il dato è emblematico: controllo territoriale sì, ma expected threat basso nella zona di rifinitura. La manovra è ampia ma non profonda.

La svolta strutturale: più uomini tra le linee e pressione preventiva

La svolta arriva nell’intervallo. Gasperini rinuncia a un centrale e inserisce El Aynaoui, passando a un 4-2-3-1 più aggressivo nella riaggressione e più razionale nell’occupazione dell’area. Ndicka e Mancini restano coppia centrale, Çelik e Wesley alzano il baricentro come terzini offensivi. Cristante si alza tra le linee in un ruolo ibrido: non trequartista puro, ma incursore di seconda ondata. È qui che cambia l’inerzia.

Con quattro uomini stabilmente in zona offensiva e maggiore presenza in area, la Roma aumenta il volume di pressione post-perdita. La Cremonese non riesce più a uscire in conduzione e perde progressivamente compattezza orizzontale. I dati della ripresa parlano di 13 tiri prodotti, dominio territoriale oltre il 70% e baricentro medio alzato di diversi metri.

Il gol di Cristante nasce da palla inattiva ma è figlio del nuovo posizionamento offensivo. Ndicka trova il raddoppio attaccando la seconda palla su cross, dinamica tipica da struttura a quattro con ampiezza consolidata. Il 3-0 di Pisilli (provato con successo nel ruolo di half-space a sinistra) arriva in transizione, con la Cremonese ormai sbilanciata.

Più che un semplice cambio modulo, è stata una variazione di principi: più uomini tra le linee, più pressione preventiva, più occupazione dell’area. La Roma non ha solo vinto, ha dimostrato di poter uscire dal proprio spartito. E in chiave lotta Champions, questa flessibilità può diventare un fattore strutturale.

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