È la notte della Roma. La notte di Gian Piero Gasperini, osannato dai tifosi giallorossi mentre saltella sotto il settore ospiti come ormai accade dopo ogni grande vittoria. La notte di Paulo Dybala, che nel momento più pesante della stagione ha semplicemente fatto quello che fanno i campioni: dominare la scena. Ed è anche la notte dei Friedkin, che dopo anni di investimenti enormi riportano finalmente la Roma in Champions League. Una qualificazione inseguita, sofferta e costruita nel tempo, fino a diventare realtà all’ultima curva del campionato.
Dybala accende la Roma, Malen la trascina
Come racconta il Corriere della Sera, la Roma aveva iniziato la partita quasi paralizzata dalla pressione. Nel primo tempo il Verona aveva addirittura sfiorato più volte il vantaggio, costringendo Svilar a interventi decisivi mentre Bowie sprecava una grande occasione davanti alla porta. Serviva una scintilla. E quella scintilla è stata ancora Paulo Dybala.
Nel secondo tempo l’argentino provoca prima l’espulsione di Valentini, poi trasforma un momento potenzialmente drammatico nel gesto tecnico che cambia la stagione della Roma. Malen sbaglia il rigore del vantaggio facendosi ipnotizzare da Montipò, ma sulla respinta la Joya è l’unico a leggere immediatamente la situazione: recupera il pallone e serve ancora l’olandese, che stavolta non sbaglia.
Il genio e il finalizzatore. Dybala e Malen. Il campione assoluto e il centravanti arrivato a gennaio dall’Aston Villa che ha chiuso con 14 gol in appena 18 partite di Serie A.
El Shaarawy chiude il cerchio
Nel finale il Verona, pur in inferiorità numerica, resta aggrappato alla partita con orgoglio e intensità. La Roma soffre, spreca il raddoppio più volte e continua a convivere con la paura. Poi arriva il momento simbolico. Quello di Stephan El Shaarawy. Nel recupero il Faraone firma il 2-0 con un tocco morbido che chiude definitivamente la partita e contemporaneamente anche la sua lunga storia romanista. Un gol che sa di addio, di liberazione e di festa.
Gasperini si prende la Roma
La vera fotografia della serata, però, è probabilmente quella di Gasperini. Un allenatore arrivato tra dubbi, tensioni e caos societario che ha trasformato una squadra fragile in una macchina capace di chiudere il campionato al terzo posto. “Il sesto è diventato terzo”, scrive il Corriere della Sera. Ed è esattamente così.
Mentre le altre rallentavano, la Roma ha accelerato. Con la serenità e l’esperienza di chi sa come si costruiscono le volate vincenti. A Bergamo era diventata una firma tecnica. A Roma è diventata una consacrazione definitiva. E adesso tutto il progetto giallorosso sembra destinato a ruotare sempre di più attorno a lui.






