Per mesi, praticamente tutto il girone d’andata, il centrocampo della Roma è stato una certezza quasi immutabile: Bryan Cristante e Manu Koné come architrave, con compiti chiari e gerarchie definite. Oggi, però, lo scenario sembra meno rigido. Il rendimento crescente di Niccolò Pisilli e il progressivo inserimento di Neil El Aynaoui stanno aprendo una riflessione inevitabile: siamo davanti a un semplice momento di rotazioni o a un cambio strutturale?
La gestione di Gian Piero Gasperini, storicamente poco legata ai nomi e molto al rendimento, suggerisce che le gerarchie non siano più intoccabili. E questo, per certi versi, rappresenta una novità rispetto al recente passato.
I quattro volti del centrocampo giallorosso
Il rientro di Koné dopo l’infortunio è stato accolto come una buona notizia, come una restaurazione automatica dello status quo. Il francese resta di un’altra categoria rispetto agli altri centrocampisti in rosa: recuperi, aggressività e capacità di coprire ampie porzioni di campo, meno “intoccabile” rispetto a qualche mese fa ma comunque, ad oggi, la prima maglia consegnata in mediana è la sua numero 17.
Cristante continua a rappresentare una figura centrale per leadership e affidabilità. È il classico giocatore che difficilmente scende sotto la sufficienza, ma non sempre riesce a dare quel cambio di passo che oggi il sistema di Gasperini sembra richiedere in alcune fasi di gara.
El Aynaoui, pur condizionato dalle scorie fisiche e mentali di una Coppa d’Africa persa all’ultimo atto, sta mostrando qualità interessanti: pulizia nel palleggio, buona lettura delle linee di passaggio e una tendenza naturale a farsi trovare tra le linee. Non è ancora al massimo, ma il suo profilo sembra sempre più compatibile con un’idea di Roma meno statica e più verticale.
Pisilli, infine, è il nome che sta davvero spostando gli equilibri. In odore di prestito a gennaio, ha saputo approfittare delle assenze di Kone e El Aynaoui con prestazioni convincenti salendo di livello soprattutto contro Cagliari e Napoli. Niccolò ha evidenziato personalità, tempi di inserimento e una sorprendente maturità nella gestione dei momenti della partita. Non gioca come un “ragazzo da lanciare”, ma come un centrocampista già formato.
Da coppia fissa a reparto fluido
La sensazione è che si stia passando da una coppia titolare consolidata a un reparto più modulabile. In alcune partite servirà il dinamismo di Koné, in altre il palleggio di El Aynaoui, in altre ancora la solidità di Cristante. Pisilli, invece, sta diventando un’opzione sempre meno situazionale e sempre più strutturale.
Questo non significa che Cristante e Koné siano stati scalzati, ma che il loro posto non è più garantito a prescindere. Ed è forse il segnale più incoraggiante: la competizione interna sta alzando il livello medio.
Pisilli simbolo del cambiamento
Se esiste un volto del possibile nuovo corso, è quello di Pisilli. La sua crescita coincide con un’idea di Roma che prova a essere più coraggiosa, più mobile e meno prevedibile. Inserirlo stabilmente nelle rotazioni significa accettare un margine di rischio in più, ma anche guadagnare freschezza e imprevedibilità.
In prospettiva, il suo sviluppo potrebbe spingere la Roma a rivedere anche le strategie di mercato, orientandosi su innesti complementari piuttosto che su titolari “bloccati”.
Qualcosa sta cambiando? Cercheremo di capirlo già con la Cremonese, prova generale del big match contro la Juventus e spartacque della stagione. Il centrocampo della Roma non è una rivoluzione, ma un’evoluzione silenziosa. Le gerarchie non sono state abbattute, però si sono assottigliate. E in una squadra che punta a crescere, è probabilmente il passaggio più sano possibile: meno dogmi, più meritocrazia, più soluzioni.


