Fine di un’era: quando “l’alibi dei perdenti” si ritorce contro la Juventus

kalulu bastoni

Gli arbitri sono l’alibi dei perdenti.” Quante volte abbiamo sentito echeggiare questo mantra granitico dalle stanze della Continassa o dalla bocca dei dirigenti bianconeri negli anni del dominio assoluto?

Una filosofia che per decenni ha rappresentato il fondamento dello stile Juventus, un muro respingente contro le recriminazioni altrui, puntualmente derubricate a scuse di chi non sapeva vincere. Eppure, il fischio finale del furente Derby d’Italia di ieri, 14 febbraio 2026, vinto 3-2 dall’Inter a San Siro, ha ribaltato la storica narrazione sabauda, smascherando una sorprendente vulnerabilità.

La controversa espulsione di Pierre Kalulu per doppia ammonizione – scaturita da una palese simulazione di Bastoni su cui il VAR, per regolamento, non ha potuto intervenire – ha scatenato l’ira della dirigenza juventina. Sentire figure storiche come Giorgio Chiellini o l’attuale tecnico Luciano Spalletti denunciare un sistema inaccettabile, gridando all’ingiustizia e parlando di partita rovinata dall’arbitro La Penna, fa un certo effetto.

Cosa è cambiato, dunque? Forse non è cambiato nulla, se non la prospettiva. Quando ci si ritrova dal lato sbagliato della svista decisiva, quando si assapora la frustrazione bruciante di chi si sente defraudato dell’opportunità di competere ad armi pari, i vecchi slogan di superiorità lasciano il posto alla cruda rabbia del momento. La verità è che il calcio è un teatro ciclico dove le parti, prima o poi, si invertono inesorabilmente.

Chi di spada ferisce, di spada perisce. E così, l’alibi arbitrale, un tempo disprezzato e affibbiato con snobismo agli avversari, diventa improvvisamente uno scudo necessario per giustificare una sconfitta che fa male, maturata in dieci uomini e decisa in extremis dalla rete di Zielinski. Il tempo si conferma un vero galantuomo: non cancella gli errori, ma si diverte a mescolare le carte in tavola, ricordando a tutti che, una volta scesi dal piedistallo dorato, davanti all’ingiustizia di un cartellino rosso la reazione è universale, a prescindere dal colore della maglia.

Pubblicità

Questo sito utilizza cookie tecnici per il funzionamento e, con il tuo consenso, cookie di statistica e profilazione per analisi e pubblicità. Puoi scegliere se abilitarli. Abilitandoli, migliorerai la tua esperienza.