Inter-Juve fa rumore, Cremonese-Genoa no: il VAR cambia solo quando tremano i palazzi?

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La domanda è semplice, quasi brutale: se al posto di Inter-Juve ci fosse stata Cremonese-Genoa, con la salvezza in ballo, avremmo assistito allo stesso terremoto mediatico? Gli stessi titoli, le stesse aperture, la stessa urgenza di cambiare il protocollo VAR? Probabilmente no.

Perché quando a essere coinvolto è il Derby d’Italia, tutto si amplifica. L’episodio del doppio giallo, le parole del designatore Rocchi all’ANSA, la reazione istituzionale, il richiamo alla necessità di rivedere il regolamento: tutto accelera, tutto diventa emergenza nazionale. Ma è davvero il sistema a scricchiolare oggi o scricchiolava anche ieri, solo che nessuno ascoltava?

Il punto è proprio questo. Se il problema è strutturale, lo è sempre. Non solo quando a essere toccata è una delle grandi potenze del calcio italiano.

La telefonata di John Elkann a Gabriele Gravina, con la denuncia di “numerosi e ripetuti errori arbitrali” contro la Juventus, assomiglia pericolosamente a un’ingerenza. Se così fosse, sarebbe inopportuna. Perché la pressione della proprietà di un club sulle istituzioni non è mai un segnale rassicurante per l’equilibrio del sistema.

Diverso, invece, il passaggio sulle “soluzioni efficaci volte a migliorare il sistema”. Qui il messaggio cambia tono: è un endorsement potente al progetto di Gravina di professionalizzare gli arbitri, staccandoli dall’AIA e rendendoli una categoria autonoma e strutturata. Una riforma che finora ha trovato resistenze e che ora, sotto i riflettori di una partita simbolo, potrebbe trovare nuova linfa.

Forse serviva un caso enorme per riaprire il dossier. Forse l’errore di La Penna, amplificato dalla platea globale di Inter-Juve, diventerà il detonatore di un cambiamento atteso da anni. Ma resta un dubbio di fondo: il calcio italiano si indigna per principio o solo quando a tremare sono i piani alti?

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