Intervenuto ai microfoni di Tele Radio Stereo 92.7 Paulo Sergio, ex ala brasiliana della Roma e della Seleçao, ha rilasciato queste dichiarazioni:
I tifosi la ricordano con grande affetto, le viene malinconia vedendo la Serie A attuale?
“E’ stato un biennio meraviglioso alla Roma, ho fatto 12 gol a stagione, ho giocato con Totti, ho un bellissimo ricordo di quell’esperienza. Eravamo una bella squadra all’epoca, la stessa che vinse lo Scudetto due anni dopo che andai via io, iniziammo quel ciclo che poi terminò con la vittoria del campionato”.
Era dura lavorare con Zeman?
“Si, era difficile, specialmente lavorare sugli scalini, coi pesi con le spalle, erano veramente allenamenti duri”.
Sta tornando tanto di moda il calcio brasiliano, ma la Seleçao sta vivendo una piccola crisi. Però ci sono tanti giocatori che stanno emergendo, come Wesley: può fare bene alla Roma?
“Wesley gioca in una squadra importante, al Flamengo e per stare lì devi avere una grande personalità, è arrivato in Nazionale e penso abbia imparato tantissimo, credo che possa fare bene alla Roma. E’ un terzino che spinge, che può aiutare tanto nella fase offensiva”.
Sul colombiano Rios, invece, cosa può dirci?
“Rios nel Palmeiras è uno dei calciatori più importanti nel sistema di Abel Ferreira. Richard è un giocatore che aiuta tantissimo la parte difensiva, ma può segnare anche gol, essere pericoloso. E’ uno dei più forti giocatori del Verdao, oggi ne parlavamo con un tifoso del Palmeiras e lui mi diceva che voleva che Rios rimanesse al Palmeiras. Come centrocampista è completo”.
Stiamo assistendo ad un torneo contraddistinto dal caldo infernale negli Usa, ma tu lei ci ha vinto un Mondiale: c’erano anche allora quelle temperature?
“Quel Mondiale fu una rassegna dove giocavamo a mezzogiorno, c’era un sole pazzesco, però l’obiettivo era vincere, alzare la coppa”.
Su Gasperini che idea si è fatto? Lo avrebbe voluto come allenatore? Bisognerà attendere un po’ per la sua Roma migliore?
Penso che dovremmo aspettare un po’, perché quando arriva un giocatore o un allenatore c’è l’usanza di dire subito se è forte o no dopo poche partite. Io, ad esempio, ho appreso il calcio italiano col passar del tempo, dopo due mesi, prima c’è stato un periodo di adattamento. Bisogna avere pazienza, il calcio italiano non è semplice, non è facile nemmeno giocare o allenare alla Roma, c’è una grande pressione.