Non è mai una partita banale tra Como e Roma, e stavolta lo è ancora meno. Al Sinigaglia si affrontano due squadre che condividono lo stesso obiettivo: la qualificazione alla Champions League. Dopo il sorpasso della Juventus al quarto posto, Fabregas e Gasperini si presentano allo scontro diretto con 51 punti a testa, in una sfida che promette tensione, qualità e idee calcistiche molto diverse.
Il confronto tra i due tecnici, scrive la Gazzetta dello Sport, è diventato nel tempo anche un duello dialettico. All’andata la Roma si impose con un pressing feroce che soffocò il palleggio del Como, limitando i lombardi a un solo tiro in porta. Una partita che Fabregas commentò con tono critico: “Troppi duelli uomo contro uomo, falli, simulazioni. In Italia si perde tanto tempo e non c’è spazio per giocare”.
Due visioni opposte di calcio
Il tecnico spagnolo ha sempre difeso un’idea di gioco basata sul possesso e sulla costruzione dal basso. Gasperini, invece, rappresenta quasi l’opposto: pressing alto, duelli individuali e verticalità.
Lo stesso allenatore della Roma non ha nascosto le sue perplessità sul palleggio insistito dei lariani: “Del calcio di oggi non mi piace questo ricorrere sempre al portiere. Quando vedo il portiere che tiene il pallone per 15-20 secondi mi dispiace. Così diventa calcetto”. Nonostante le differenze, Fabregas ha comunque riconosciuto il valore dell’avversario: “Gasperini si basa sull’uomo contro uomo a tutto campo, noi non lavoriamo così. Ma mi piace molto come lo fa”.
Una corsa Champions sempre più serrata
Il Como arriva alla sfida dopo aver recuperato terreno proprio sulla Roma: nelle ultime settimane i lombardi hanno rosicchiato cinque punti ai giallorossi. Entrambe le squadre possono contare su difese solide: il Como è tra le migliori del campionato con 21 gol subiti, mentre la Roma continua a convivere con problemi offensivi. Gasperini ritrova Mancini ma perde Ndicka, mentre davanti resta l’emergenza. Il Como invece arriva da tre vittorie consecutive, l’ultima a Cagliari, dimostrando di saper vincere anche senza dominare la partita.





