Toh, un centravanti! Non possiamo dire che negli anni passati, per il post Dzeko, la Roma non ci abbia provato. Una quarantina di milioni per Abraham, poi un vice Abraham a parametro zero con un centinaio di gol in carriera, Belotti. Poi fu la volta di Lukaku, perché già all’epoca c’era un allenatore che, cattivone, per il bene della Roma cercava gente forte per la prima linea.
Quindi, tanti soldi per Dovbyk, oltre al prestito di Ferguson, che a Gasperini sarebbe andato bene se avesse fatto il vice di un altro, non certo di Dovbyk. Quindi, grazie all’intervento del vice presidente su indicazione di Gasperini, eccolo il centravanti che torna a fare la differenza, Malen. Tre gol in quattro partite, talmente dotato e universale che molti ancora non hanno capito che sia un signor centravanti che ama spaziare ma che non è un esterno. È un animale da area di rigore, che sa quando decentrarsi ma che punta la porta, perché spedire il pallone in porta è la sua missione. Il repertorio è notevole. Rapinatore d’area, cecchino per indole, abile nel dialogare coi compagni, rapace nell’area piccola. Uno che sa tirare in porta anche da media distanza. Nella prima a Torino ha usato il traduttore simultaneo in dotazione ai grandi attaccanti, imparando la lingua di Dybala. Poi due partite di assestamento e si iniziava a sussurrare che senza l’argentino avesse difficoltà.
Ma si sa, gli stolti si riconoscono perché hanno fretta di sputare sentenze. Contro il tosto Cagliari, due gol da centravanti moderno, percuotendo in verticale sotto la Sud e raccogliendo un bel cross di Celik sotto misura, sbucando fra mille gambe avversarie. Il gol nel sangue. Finalmente.
La Roma aggancia di nuovo il quarto posto potendo giocare ad armi pari con le avversarie, perché nei primi cinque mesi di campionato, per imperizia estiva, ha dovuto fare punti, riuscendoci, addirittura giocando con Baldanzi riferimento(?) offensivo. Nel calcio vince chi fa gol. E i gol il fai soprattutto se hai davanti un centravanti forte. Tutto molto semplice.



