Intervistato da “Il Messaggero”, Antonio Cassano ha parlato di come vede la Roma e lo ha fatto come sempre a modo suo. Diretto, tagliente, senza troppi giri di parole. Più maturo, forse, ma ancora allergico a quello che definisce “il teatro” del calcio moderno.
«Se un giorno Adani e Ventola mi dicessero che questa avventura è finita, chiudo tutto: social, baracca e burattini. Torno a farmi la mia vita. Faccio davvero fatica a confrontarmi con certe falsità che vedo in questo mondo».
Il pensiero corre inevitabilmente alla Roma, una parentesi che Cassano sente ancora sua.
«Scelsi la Roma davanti alla Juventus. Volevo giocare con Francesco Totti, vivere in una città meravigliosa, stare in mezzo a una gente calda, come piace a me. Purtroppo il presidente Sensi stava male, non sono riuscito a rinnovare, poi con il passaggio alla figlia ho avuto problemi. Sarei rimasto vent’anni. È stato fatalismo».
Sul presente giallorosso, Cassano non nasconde apprezzamento per Gian Piero Gasperini, ma con una postilla importante.
«Mi piace da impazzire. Però questa Roma non mi entusiasma: non vedo neanche l’uno per cento della sua Atalanta. Spero solo che, andando in Champions, possa restare».
Il rischio di un addio, secondo lui, è dietro l’angolo.
«Roma è una piazza che conosciamo: se non arrivi quarto, diranno che hai fallito».
Per fare il salto di qualità, Cassano individua una strada netta.
«La prima cosa è mandare via quattro o cinque giocatori».
E fa nomi e cognomi.
«Fuori Mancini, Cristante, Dybala e Pellegrini. Basta sceneggiate, cinema, baci alla maglia e amici comunicatori. Serve aria pulita. Cristante in campo sembra un vigile urbano. Con questi qui, in questi anni, la Roma è sempre arrivata sesta o settima. Tutti fuori».
Qualche eccezione, però, c’è.
«Malen è forte, fa la differenza. Gioca in un campionato scarso, è vero, ma uno così può cambiarti una partita in dieci minuti. E con Gasperini gli attaccanti rendono sempre, basta vedere Retegui».
Capitolo Totti e futuro societario.
«Quando dici Roma, dici Totti. E viceversa. Va riportato dentro, bisogna dargli un ruolo».
Quale?
«Un ruolo alla Javier Zanetti nell’Inter: uno che dice la sua e viene ascoltato. Francesco deve essere partecipe, a prescindere dal compito».
Non al fianco del direttore sportivo, però.
«Così gli togli potere».
Uno sguardo anche ai giovani.
«Vergara mi piace, spero che Gattuso lo consideri in Nazionale. Pisilli? Un bravo ragazzo, dai».
E tornando a Gasperini, Cassano individua un problema strutturale.
«Non gli hanno preso i giocatori giusti. Mancano esterni e attaccanti adatti. Se la Roma ha speso soldi solo con Mourinho, che era scarso, perché a Gian Piero hanno fatto una squadra così?».
Sui profili offensivi ideali, Cassano non ha dubbi.
«Zaragoza non è male, ma se vuoi alzare il livello servono altri tipi di giocatori: Cassano, Montella, Totti, Dzeko. Se non ne prendi quattro o cinque veri, non vinci».
Infine, una risposta che sa di manifesto personale.
«Ho giocato con tanti campioni: Ronaldo, Zidane. Ma scelgo Totti. Per l’alchimia che avevamo. Una coppia come la nostra, nel calcio, non è mai esistita».



