Il calcio ai tempi dei “pestoni” (step on foot per i profani)

calcio pestoni

Il match di stasera tra Genoa e Napoli al Luigi Ferraris, terminato con un rocambolesco 2-3, non è stato soltanto una girandola di emozioni e ribaltamenti di fronte, ma l’ennesimo manifesto di una deriva calcistica che sembra ormai irreversibile. Benvenuti nell’era del calcio ai tempi dei “pestoni” – o step on foot per i profani della terminologia AIA – dove il rettangolo verde si trasforma in una asettica plancia da e-sport e gli arbitri in freddi esecutori di un protocollo che ha smesso di dialogare con la realtà.

Le decisioni di Davide Massa, costantemente filtrate dal monitor di Di Bello al VAR, sono apparse come algide sentenze annunciate con il tono distaccato di certi comizi politici: proclami solenni che ignorano sistematicamente ogni legge della dinamica e dell’inerzia. Vedere assegnare il rigore iniziale dopo appena trenta secondi per il contatto Meret-Vitinha, o quello decisivo al 95′ trasformato da Hojlund per l’intervento di Cornet su Vergara, restituisce l’immagine di un gioco dove i calciatori non sono più atleti in movimento, ma pupazzetti digitali privi di peso e gravità.

La sala VAR seziona il contatto al rallentatore, isolando il fotogramma del “pestone” e decontestualizzandolo dalla foga agonistica o dalla naturale inerzia dei corpi. In questo scenario, la fisica diventa un’opinione e il buon senso un retaggio del passato: non conta più se un portiere stia cercando il pallone o se un difensore stia semplicemente completando un passo naturale. Il calcio moderno ha smesso di premiare la dinamicità per rifugiarsi nel microscopio dei pixel, trasformando ogni minimo contatto fortuito in un crimine capitale.

Il risultato è una mutazione genetica dello spettacolo: oggi l’attaccante scafato non cerca più la prodezza balistica, il dribbling fulminante o l’intuizione geniale per scardinare le difese; oggi si cerca ossessivamente lo step on foot. Si entra in area col solo obiettivo di farsi calpestare, sapendo che una telecamera termica o un super-rallentatore trasformerà un’inezia in un tiro dagli undici metri, condannando il calcio a un’eterna simulazione dove la scintilla del talento è stata definitivamente spenta dal ronzio di un algoritmo.

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