Bryan Zaragoza: il “piccolo” grimaldello per scardinare il muro del Cagliari di Pisacane

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​La Roma sceglie la via del talento puro e del rischio controllato con l’innesto di Bryan Zaragoza. Un’operazione intelligente, chiusa con un prestito oneroso da 2 milioni di euro e un obbligo di riscatto fissato a 13 milioni, vincolato esclusivamente al ritorno nell’Europa che conta. Con i suoi 164 centimetri di elettricità, lo spagnolo ex Bayern Monaco e Celta Vigo rappresenta un profilo che a Trigoria mancava: l’ala verticale capace di creare superiorità numerica attraverso il dribbling costante.

I numeri di FotMob parlano chiaro: non siamo di fronte a un finalizzatore implacabile, come dimostrano gli 0,08 gol per 90 minuti, ma a un architetto della trequarti. La sua forza risiede nella creatività: con 1,43 occasioni create a partita e un dato di xA (assist attesi) di 0,23, Zaragoza è il classico giocatore che “accende la luce” quando gli spazi si restringono. Proprio questa caratteristica lo rende l’arma perfetta per affrontare una squadra come il Caglieri e un tecnico come Pisacane.

Le squadre di Pisacane mixano densità difensiva, capacità di chiudere le linee di passaggio centrali e un’organizzazione granitica che costringe gli avversari a un possesso palla sterile per poi ripartire in contropiede. Per scardinare questo tipo di “muri”, non servono centravanti boa lasciati soli nel traffico, ma giocatori capaci di saltare l’uomo e rompere la simmetria difensiva.

Zaragoza, con i suoi 2,14 dribbling riusciti a partita, ha le caratteristiche ideali per isolarsi nell’uno contro uno laterale, attirare i raddoppi e liberare spazio per gli inserimenti delle mezzali. Tatticamente, non chiedetegli di fare il “quinto” a tutta fascia o di sobbarcarsi coperture profonde: Zaragoza è un attaccante esterno che va protetto da un terzino bloccato e supportato da un sistema che lo serva negli ultimi trenta metri.

Se la Roma riuscirà a metterlo nelle condizioni di puntare l’area avversaria partendo da sinistra, lo spagnolo potrebbe davvero trasformarsi nel grimaldello necessario per scucire le tele tattiche più serrate della Serie A. Un acquisto di volume tecnico che sposta l’ago della bilancia verso la qualità, in attesa che il campo confermi la bontà dell’intuizione societaria.

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