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Addio “tifosotto”? Gasperini, la Roma e novanta minuti senza paure

roma juventus

La teoria del “tifosotto”: spazzata via in novanta minuti in cui la Roma di Gasperini distrugge la Cremonese senza badare a nulla. Superstizioni, calcoli e, soprattutto, retropensieri sui diffidati in vista della partita contro la Juventus. Forse aveva ragione il nostro Pino Vaccaro, ideatore di un termine che simboleggia la mentalità un po’ provinciale, un po’ complottista e un po’ mainagioista che avvolge buona parte di noi Romanisti.

Dal freddo Nord di Tradate, va dato atto al nostro vessillo in terra longobarda di non aver mai avuto dubbi su come il Gasp avrebbe affrontato la Cremonese, a prescindere dalla clamorosa sconfitta della Juventus in casa con il Como. Lontano da logiche che vivono e sedimentano all’interno del Grande Raccordo Anulare, alla fine ha avuto ragione Pino.

La Roma non ha fatto prigionieri, alla faccia di chi come molti di noi avrebbe tolto volentieri tutti i diffidati dalla contesa per arrivare al big match con la Juve senza rischi. Ndicka, Mancini e Wesley non sono propriamente degli stinchi di santo ma il segnale lanciato del tecnico piemontese è stato cristallino: senza fare bene oggi non c’è domani da aspettare. E a prescindere da chi c’è davanti, scendono in campo i migliori.

E noi che pensavamo male ci siamo dovuti ricredere anche quando Wesley è stato graziato da Di Bello per un pestone che da regolamento è giallo, ed in diffida prima di Roma-Juve può essere sanguinoso.

Sta cambiando il vento? La Juve ha perso potere? Non crediamo a Babbo Natale, ma per una volta le certezze del “tifosotto” sono venute meno. Ieri la Roma si è messa il vestito da sera, ha ignorato la portata dell’avversario, e ha chiuso la partita non solo con tutti i diffidati in campo, ma anche senza ammoniti pesanti. Quindi, caro Pino, questa volta hai avuto ragione tu: ieri sera tutto è filato liscio, ai limiti dell’incredibile per “tifosotti” come noi.

Tuttavia cent’anni di soprusi non si lavano via con un Roma-Cremonese.

Domenica arrivano loro. E si portano dietro una valigia grande come la loro storia, con all’interno tante ingiustizie subite dalla notte dei tempi. Con il loro ambiguo motto per cui “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, con il loro fine che giustifica i mezzi che sa tanto di ambiguo ed ha la brutta abitudine di uscire fuori sempre al momento opportuno, cioè quando c’è qualcosa di in palio.

Siamo i primi a sperare di commentare la gara nel post-partita facendoci una bella risata insieme, a farci prendere bonariamente in giro da te su quanto siamo “tifosotti”, e non malfidati. Lasciaci però ancora novanta minuti: perché a pensar male si fa peccato, è vero, ma soprattutto contro di loro spesso ci azzecca.

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