Il Real Madrid ha probabilmente più talento individuale di qualsiasi altra squadra che la Roma affronterà in questa stagione. Ma avere i giocatori migliori non significa necessariamente essere la squadra migliore, soprattutto quando bisogna ancora trovare un equilibrio tra fuoriclasse abituati a risolvere le partite e un allenatore che ha sempre considerato l’organizzazione collettiva il fondamento delle proprie fortune.
José Mourinho torna all’Olimpico con un Real Madrid forte, pericolosissimo, ma tutt’altro che irresistibile. La classifica della Liga racconta una squadra già sconfitta da Betis e Atletico Madrid, mentre l’ultima vittoria contro il Villarreal, arrivata grazie a un gol di Diomandé, ha lasciato più interrogativi che certezze. Al Bernabéu gli ospiti hanno concluso più volte verso la porta e mantenuto maggiormente il possesso, costringendo i blancos a una partita di sofferenza, soprattutto nel finale.
In Champions, invece, Mourinho ha cominciato battendo l’Inter per 2-1, dimostrando quanto questa squadra possa diventare letale quando riesce a recuperare il pallone in zone avanzate.
Mourinho, le polemiche arbitrali e un Real ancora alla ricerca di equilibrio
L’ultima partita contro il Villarreal ha riportato in primo piano un Mourinho particolarmente nervoso. L’espulsione di Vinícius, arrivata dopo l’intervento del VAR per una tirata di capelli a Saliba, ha cancellato anche il gol del possibile 2-0 e provocato la reazione dello Special One, ammonito durante la gara e poi assente dalla conferenza stampa per evitare conseguenze disciplinare. Un episodio che si inserisce in un clima già teso dopo le precedenti polemiche arbitrali in campionato e che racconta un ambiente nel quale le aspettative sono enormi, ma il rendimento non sembra ancora all’altezza dell’investimento tecnico.
Sul campo Mourinho sta cercando di costruire una squadra più compatta, generalmente organizzata attraverso un 4-2-3-1, nella quale Mbappé rappresenta il riferimento offensivo, Bellingham garantisce inserimenti e qualità tra le linee, mentre Valverde è l’uomo capace di collegare le due fasi.
Il problema nasce quando bisogna conciliare le esigenze tattiche con quelle dei tanti giocatori offensivi a disposizione. Vinícius, Diomandé, Güler, Mbappé e Bellingham possono risolvere una partita individualmente, ma non sempre riescono a garantire la stessa partecipazione nella fase di non possesso. Ed è proprio qui che la Roma può trovare la propria opportunità.
Pressione, fasce e profondità: le tre armi della Roma
Il Real possiede una qualità straordinaria quando riesce a giocare negli spazi, ma può soffrire quando l’avversario lo costringe a difendere collettivamente per periodi prolungati. La Roma di Gasperini, attraverso la pressione uomo contro uomo, può provare a togliere tranquillità alla prima costruzione madrilena, impedendo ai centrocampisti di ricevere liberamente e obbligando i difensori a giocare palloni meno puliti.
Un lavoro nel quale Koné e De Roon potrebbero diventare determinanti, soprattutto nella riconquista e nella protezione delle seconde palle. Poi ci sono gli esterni. Wesley e Molina rappresentano probabilmente una delle chiavi tattiche più importanti, perché la Roma dovrà trovare il coraggio di attaccare le corsie laterali senza però concedere campo aperto alle accelerazioni degli avversari. Portare gli esterni del Real a difendere, anziché lasciarli liberi di accompagnare l’azione, sarebbe già un primo successo.
Infine Malen. La sua capacità di attaccare la profondità può mettere in difficoltà una difesa che, quando sale per accompagnare il possesso, rischia di lasciare spazio alle proprie spalle. Se Dybala e Soulé riusciranno a ricevere tra centrocampo e difesa, trovando il tempo giusto per servire l’olandese, la Roma potrà costruire occasioni anche senza dominare territorialmente.
Naturalmente esiste il rovescio della medaglia: perdere un pallone con troppi uomini sopra la linea può significare ritrovarsi Mbappé o Vinícius lanciati verso la porta. E contro giocatori del genere anche un solo errore può diventare decisivo.
Il Real è favorito, ma la Roma non deve sentirsi inferiore prima di giocare
La differenza di valore delle rose esiste e sarebbe inutile negarla. Courtois, Mbappé, Bellingham, Valverde e Vinícius appartengono a una dimensione internazionale che pochi club possono permettersi, ma la Roma ha costruito negli ultimi mesi un’identità collettiva che può aiutarla a ridurre almeno una parte di questo divario. Gasperini, del resto, ha individuato proprio nella compattezza uno dei problemi attuali del Real, riconoscendo che tanti campioni non si trasformano automaticamente in una squadra perfettamente organizzata.
Per questo la Roma non dovrà snaturarsi, ma nemmeno confondere il coraggio con l’incoscienza. Aggredire quando esistono le condizioni, scegliere con attenzione quando alzare gli esterni e soprattutto impedire che la partita diventi una successione di duelli individuali a campo aperto, dove il talento dei madrileni rischierebbe di fare la differenza.
Il Real Madrid ha più campioni, ma oggi non necessariamente più certezze collettive della Roma. Il risultato non è scritto. E la possibilità di vincere passa proprio dalla capacità di Gasperini di trasformare questa differenza in un vantaggio tattico, senza regalare ai fuoriclasse di Mourinho ciò che sanno sfruttare meglio: lo spazio.





