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Rodrigo Mora, quando l’altezza non conta nel sistema Gasperini

mora roma

Rodrigo Mora arriverà alla Roma con il peso di un’etichetta che nel calcio moderno pesa più di tanti altri numeri: 168 centimetri. Un’altezza che, in un’epoca di pressing asfissiante, duelli fisici continui e palle inattive studiate al millimetro, viene ancora percepita come un limite quasi strutturale. Eppure, a 19 anni, il portoghese rappresenta qualcosa di più di un semplice rinforzo tecnico. È un laboratorio vivente di quello che il talento può ancora fare contro le tendenze del gioco contemporaneo, e per certi versi richiama da vicino una figura che Gasperini conosce bene.

Un profilo che ricorda il Papu di Bergamo

Nella storia del calcio i “piccoli grandi” non sono mai mancati. senza scomodare Maradona (alto 1,65) e Messi a (1,70), ci sono esempi recenti di altissimo profilo: Insigne, Verratti, Kanté, Shaqiri, Alexis Sanchez e Mertens hanno dimostrato che il baricentro basso può diventare un’arma letale. Mora nasce in questa tradizione: trequartista o esterno di qualità, piedi finissimi, capacità di ricevere tra le linee e di cambiare ritmo nello stretto. Al Porto ha già mostrato personalità e numeri interessanti. Ora, sotto Gasperini, dovrà dimostrare di saperli tradurre in un contesto più fisico e competitivo.

Il parallelo più naturale è proprio con il “Papu” Gómez. Alto un 1,67, il giocatore argentino è stato per anni l’interprete ideale del calcio di Gasperini all’Atalanta: un tecnico puro capace di dribblare nello stretto, creare superiorità numerica e muoversi con libertà tra le linee. Gasperini lo ha usato in più ruoli — esterno a piede invertito, trequartista, falso seconda punta — sfruttando proprio la bassa statura come vantaggio. Mora, a 168 centimetri, condivide diverse di queste caratteristiche. Non è ancora il Papu maturo e produttivo di Bergamo, ma il profilo e l’idea di gioco sono vicini: un ragazzo che può diventare il “cervello creativo” capace di elevare il tasso di qualità della squadra.

Altezza, genetica e calcio moderno

La domanda che girava tra gli addetti ai lavori era legittima: a 19 anni la genetica consente ancora di aggiungere qualche centimetro? La risposta è sì, ma con i limiti della biologia. Le piastre di crescita nei maschi si chiudono generalmente tra i 16 e i 19 anni. Qualche centimetro residuo è possibile, soprattutto nei “late bloomers”, ma raramente si tratta di scatti significativi. Mora resterà probabilmente nella fascia dei giocatori sotto i 170-172 centimetri. Non un problema di per sé, ma un dato con cui fare i conti.

Nel calcio di oggi l’altezza non è un vezzo. L’intensità degli incontri, la frequenza dei duelli aerei e la preferenza degli scout per profili atletici e versatili hanno reso i giocatori bassi un’eccezione che deve compensare con qualità fuori scala. Le rose delle top league europee si aggirano intorno ai 183-185 centimetri di media. Un ragazzo di 168 cm parte da una posizione di svantaggio strutturale, specialmente sulle palle inattive e nei contrasti spalla a spalla. Deve essere eccezionale per non essere scartato precocemente.

Dybala, Mora e l’equilibrio giallorosso

Alla Roma, però, il contesto cambia le carte in tavola. Con Paulo Dybala (1,77) già in rosa, l’inserimento di Mora sull’esterno sinistro (o in trequarti) crea una coppia tecnica di grande fascino. Due giocatori di baricentro basso, visionari, capaci di rendere la manovra meno prevedibile e più fluida. L’effetto sull’altezza media della formazione titolare sarà contenuto: un calo di 1-2 centimetri, non un crollo. Il vero impatto sarà sull’imprevedibilità. Dybala e Mora insieme alzano il tasso di qualità, moltiplicano le soluzioni tra le linee e costringono le difese avversarie a stare costantemente in allerta.

Gasperini, storicamente attento all’organizzazione e all’intensità, sembra aver chiesto proprio un profilo di questo tipo: non un gigante, ma un giocatore capace di elevare il tasso tecnico della squadra, proprio come fece a suo tempo con Papu Gómez. Il rischio esiste ed è quello tipico dei tecnici di bassa statura: minore presenza aerea e qualche difficoltà in più nei duelli fisici prolungati. Ma il potenziale guadagno in fantasia, dribbling e capacità di creare superiorità numerica appare superiore, soprattutto se supportato da una difesa alta e solida.

Mora non è ancora (e probabilmemte non sarà mai) un Messi, ma può diventare il Papu degli anni migliori. È un talento dal potenziale sconfinato ma ancora in costruzione, un ragazzo che dovrà dimostrare di saper trasformare la propria statura da possibile limite a vantaggio. Alla Roma ha trovato un ambiente che può valorizzarlo e un compagno di reparto, Dybala, con cui condividere la responsabilità di rendere il gioco meno schematico e più brillante. L’altezza resterà un dato di fatto. La qualità, invece, sarà la variabile che deciderà se questo acquisto resterà un esperimento interessante o diventerà una delle scelte più intelligenti dell’estate giallorossa.

In un calcio sempre più fisico, Mora porta con sé una scommessa antica e sempre attuale: che il talento, quando è vero, continui a valere più dei centimetri.

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