Per anni lo stadio della Roma è stato soprattutto un esercizio di immaginazione. Rendering, plastici, conferenze stampa, date ipotetiche, terreni diversi e una quantità di carta sufficiente a costruirne probabilmente un altro. Stavolta, però, qualcosa è cambiato davvero.
Il via libera arrivato ieri dalla Conferenza dei servizi chiude il percorso amministrativo di approvazione del progetto di Pietralata. L’autorizzazione unica è efficace e il prossimo obiettivo indicato dalle istituzioni è l’apertura dei cantieri nella primavera del 2027. Roberto Gualtieri si è spinto oltre: «Ora è una certezza, lo stadio si farà», indicando il 2029 come possibile anno di completamento.
Non significa che domani mattina arriveranno le ruspe. Restano il progetto esecutivo, le verifiche, le gare e soprattutto una costruzione di dimensioni enormi. Significa però che, dopo decenni di tentativi falliti, per la prima volta la discussione può spostarsi seriamente dal se al quando.
Un miliardo che non serve soltanto a costruire uno stadio
Ridurre Pietralata a 60.605 seggiolini sarebbe il primo errore. Il progetto vale oltre un miliardo di euro e la Regione Lazio ha indicato una stima di oltre tre miliardi di indotto generabile dall’investimento. È una previsione, naturalmente, e come tutte le proiezioni economiche andrà verificata nella realtà. Ma restituisce le dimensioni di un’operazione che supera abbondantemente il perimetro calcistico.
Cantieri, imprese, fornitori, ristorazione, trasporti, turismo, commercio. E poi tutto ciò che può nascere attorno a un impianto concepito per lavorare non soltanto nelle venticinque o trenta serate in cui gioca la Roma, ma durante tutto l’anno. Il MIT lo definisce esplicitamente uno stadio pensato come infrastruttura aperta alla città 365 giorni l’anno. Museo, store, attività commerciali, ristorazione, circa 21 mila metri quadrati dedicati anche a hospitality, congressi ed eventi raccontano proprio questa trasformazione.
La vera rivoluzione per la Roma è economica
Per la Roma, però, il punto più importante è ancora un altro. Uno stadio di proprietà significa trasformare la partita da evento sportivo a prodotto economico completo. Biglietteria, hospitality, skybox, sponsorizzazioni, museo, merchandising, ristorazione ed eventi diventano ricavi controllabili direttamente dal club.
Nel piano economico-finanziario del progetto sono stati ipotizzati ricavi dello stadio fino a circa 150 milioni di euro nel 2031. È una proiezione e non un assegno già incassato, ma chiarisce perché i Friedkin considerino Pietralata una componente strutturale del futuro della società e non semplicemente una nuova casa per i tifosi.
Nel calcio contemporaneo la distanza economica tra i grandi club non si recupera soltanto comprando meglio un centravanti. Si recupera aumentando stabilmente i ricavi. Ed è qui che uno stadio moderno può cambiare la dimensione della Roma. Più fatturato significa maggiore capacità di investimento, maggiore forza commerciale e, soprattutto, la possibilità di costruire una società meno dipendente dalle plusvalenze, dalle qualificazioni europee o dalle immissioni continue della proprietà. Non garantisce di vincere. Ma aumenta gli strumenti con cui provare a farlo.
Pietralata può guadagnarci quanto la Roma
C’è poi una parte del progetto che spesso scompare dietro il dibattito calcistico.
L’area interessata è di circa 27 ettari: secondo il progetto approvato dal Campidoglio, 11,6 ettari saranno destinati a verde pubblico e altri 3,5 a piazze e percorsi pedonali, quasi 15 ettari complessivi di spazi pubblici scoperti. Sono inoltre previste opere legate alla mobilità e al potenziamento del trasporto pubblico.
Naturalmente è qui che il progetto dovrà superare la prova più importante. Tra ciò che è scritto nelle carte e ciò che resterà realmente al quartiere dopo i lavori passa buona parte della valutazione sull’intera operazione. Uno stadio che porta sessantamila persone senza migliorare trasporti, servizi e vivibilità rappresenterebbe un problema. Uno stadio capace invece di accompagnare la trasformazione di Pietralata può diventare un motore di riqualificazione urbana. La differenza la farà l’esecuzione.
Stavolta crederci non significa sognare
Chi segue questa storia da abbastanza tempo ha imparato a diffidare delle date. Per questo il 2029 indicato da Gualtieri va considerato per quello che è oggi: un obiettivo, non una promessa già realizzata. La stessa documentazione istituzionale indica come prossimo passaggio la verifica del progetto e le procedure di gara, con la primavera 2027 come traguardo per l’avvio dei lavori.
Ma essere prudenti non significa ignorare ciò che è accaduto. Fino a poco tempo fa si discuteva dell’esistenza stessa dello stadio. Oggi esiste un progetto approvato, un’autorizzazione efficace, un investimento superiore al miliardo di euro e un cronoprogramma che punta all’apertura del cantiere. È probabilmente questo il vero significato della giornata di ieri. La Roma non ha ancora il suo stadio. Ma il nuovo stadio della Roma, finalmente, non è più soltanto un rendering.








