Francesco Totti è stato ospite di Christian Vieri, Antonio Cassano, Nicola Ventola e Daniele Adani nella loro trasmissione in diretta su Twitch.

 

Su Cassano.
"Con lui i momenti più belli della mia carriera. Se Cassano mi avesse ascoltato sarebbe rimasto a Roma altri 20 anni, si è fatto abbindolare dalle altre persone, era giovane, non ci ha capito più niente".

 

 

 

Sulla Roma dei primi anni 2000.
"Non so se eravamo più forti l'anno dello Scudetto o quello dopo. Eravamo completi in ogni reparto, era impossibile non vincere. Eppure siamo arrivati tre volte secondi, li abbiamo buttati al vento anche se erano più facili. Nel 2002 e nel 2004 abbiamo fatto tanti pareggi, Venezia, Ancona". 

La serie tv?
"Mi emoziona rivivere quello che ho trascorso. L'attore che fa Cassano è identico nella voce. Lui e Spalletti sono identici. De Rossi sembra Fazio invece (ride, ndr)".

 

A livello calcistico, hai nomi da segnalare?
"Di giovani promettenti ce ne stanno tanti ma sono molti impegnati. Ne ho trovati 4-5 di qualità. Coccolo? Molto bravo, della Juventus in prestito al Cremona. In questo campo so di poter dare il massimo, poi si può anche sbagliare".

Cassano: "Non t'avrei immaginato in questo ruolo..."
"Nemmeno io, mi sarei visto per sempre dentro la Roma, poi purtroppo ci sono state conseguenze inaspettate, è come se mi avessero messo al muro, costretto a prendere una decisione che non avrei mai preso. Alla fine una scelta di vita dovevo farla e credo di aver fatto quella migliore. Restare nel calcio, trovare e far crescere giovani talenti è la vittoria più bella".

 

Se il nuovo presidente ti desse un ruolo decisionale lo accetteresti?
"Sinceramente ancora non è successo, se dovesse succedere mi metterei seduto e ne parlerei. In questo momento ho intrapreso questo percorso e voglio portarlo a termine, non sarei cosciente con me stesso. Ho messo su una squadra, mi dispiacerebbe lasciare i ragazzi. Se un giorno mi dovessi stancare allora posso pensare di fare altro. Certo, dire di no alla Roma è stato un colpo enorme, mi sarei ammazzato pur di restare alla Roma".

Ora come la guardi la Roma?
"Sono sempre un tifoso della Roma, sono sempre tifoso e spero che possa arrivare più in alto possibile. Spero di poterla aiutare a prendere giovani forti e farla crescere come avrei voluto fare da dirigente, spero di farlo da fuori. Non entro a Trigoria, lascio Christian e resto fuori sul piazzale. Quando sanno che sto fuori escono i magazzinieri e gli altri che lavorano lì".

 

Cosa non ti hanno permesso?
"Se fossi rimasto in società mi sarebbe piaciuto fare il direttore tecnico, che non ha potere su tutto ma ha potere decisionale sui giocatori perché credo che avrei potuto fare meglio di altri dirigenti. In quel contesto ero l'ultimo degli ultimi".

Venivi poco coinvolto?
"Mai coinvolto".

 

Sulla Roma attuale e sul ruolo degli ex giocatori.
"Alla Roma sono tutti stranieri, dal presidente all'allenatore. Mettere dentro qualcuno che conosce la squadra e la città penso faccia comodo, credo che manchi in questo momento una figura di raccordo tra società e squadra. Se io un giorno prendessi una società di calcio prenderei tutti gli ex giocatori perché loro conoscono il calcio. Per esempio, Rui Costa ha un ruolo importantissimo al Benfica, me lo ha detto Tiago Pinto, che faceva il secondo. Avere dentro la società un personaggio del genere porta solo del bene, non del male. In una società i dirigenti vogliono essere prime donne. Io dissi di prendere un giocatore che poi è andato al Chelsea (Zyech, ndr), non per gloria personale ma per fare il bene della Roma, avrei lasciato il merito agli altri. Se mi dovessi interfacciare con un altro dirigente che è un ex giocatore sarebbe più facile farlo rispetto a farlo con un altro professionista. Per la società diventa più semplice".