Una stagione sulle montagne russe, con grandi partite e delusioni enormi. Una stagione, quella dell’Inter, ben fotografata dal trionfo in bello stile a Riad contro il Milan, per la Supercoppa, seguito pochi giorni dopo dal tonfo interno con l’Empoli, che lunedì ha vinto a San Siro meritatamente contro i nerazzurri in dieci per l’espulsione di Skriniar dopo 39’. Da una parte l’Inter conferma di avere una squadra forte, capace di vivere serate di alto livello come quelle contro il Barcellona (sia all’andata che al ritorno) e con il Napoli. Dall’altra c’è la valanga di gol subiti (33 in 27 partite) e il numero di sconfitte da capogiro, ben sei nel girone d’andata. Società, allenatore, squadra: il gioco delle colpe non ha vincitori, perché ognuno ha le sue responsabilità in questa mancanza di continuità diventata ormai patologica, che a gennaio tiene già fuori l’Inter dal fronte scudetto, del resto monopolizzato dal Napoli.

1) La difficile situazione societaria

L’Inter è in autogestione finanziaria, costa dieci/dodici milioni al mese e ha un orizzonte troppo condizionato. Ogni sessione di mercato è un thriller e gli errori di valutazione in questo contesto pesano il doppio. Skriniar non è stato venduto in estate perché la Juve ha fatto saltare il banco su Bremer e poi perché ad agosto l’ambiente attorno alla squadra era bollente: una cessione eccellente non sarebbe stata digerita. Ma senza la firma sul rinnovo del giocatore è stato uno sbaglio tenerlo in scadenza: con il Psg alle spalle come si fa a pensare che un calciatore faccia una scelta di cuore? Col senno di poi, anche l’idea di mettere in campo Skriniar capitano nel pieno di una trattativa non ha dato grandi frutti. Anche perché lo slovacco aveva avuto diversi passaggi a vuoto anche nei mesi scorsi, proprio perché si era già visto a Parigi.

 

 

2) Il problema delle riserve e l’assenza di gioco alternativo

Come alla Lazio, Inzaghi ha una sua squadra di titolari, dove le riserve quando sono chiamate in causa incidono troppo poco. Questo è stato accentuato dagli infortuni lunghissimi di Brozovic e Lukaku, è chiaro. Ma la mancanza di rotazioni logora i migliori e toglie ritmo alle riserve. I casi di Correa e pure di Bellanova, disastroso con l’Empoli, sono abbastanza chiari. Con Dumfries rallentato dall’infortunio con cui è tornato dal Mondiale, con Lukaku ancora in netto ritardo, il quadro è di una squadra corta, che non regge tutti gli impegni. Una squadra che tra l’altro non ha molte idee alternative al 3-5-2, modulo che giocato a bassa intensità diventa troppo prevedibile.

 

 

3) I giocatori deludenti

Molte parole e in proporzione pochi fatti per i giocatori, visto che le sconfitte sono tante (8 in totale se si aggiungono quelle con il Bayern) e annacquano le buone prestazioni di cui l’Inter ha dimostrato di essere capace, con l’impresa della qualificazione Champions e la vittoria in Supercoppa, ottenute però contro due avversari trovati nel loro momento peggiore. Staccare la spina in questo modo dopo la vittoria in Arabia, cosa che peraltro si era già vista dopo il successo con il Napoli, è deleterio. È vero che si gioca ogni tre giorni, ma la maggior parte dei giocatori ha goduto di 52 giorni di sosta.

All’orizzonte c’è la sfida di Cremona sabato, poi il quarto di finale di Coppa Italia, durissimo contro l’Atalanta, e il derby del 5 febbraio con il Milan. Più in là l’ottavo di Champions con il Porto, avversario che non va assolutamente sottovalutato. Almeno nelle sfide secche l’Inter non deve tradire.