Lo spirito da rigenerare, la caviglia da guarire, il futuro da decidere. Sergej Milinkovic fa tutto da sé. E’ in Serbia da giorni, subito dopo l’eliminazione dal Mondiale ha iniziato a pensare alla Lazio. Si è sottoposto ad un ciclo di fisioterapia per rimettersi a posto. S’era infortunato a Torino contro la Juve, la caviglia è rimasta gonfia per tutte e tre le partite giocate in Qatar. Le terapie continueranno fino a sabato, lunedì il Sergente è atteso a Formello. Partirà con la squadra per il mini-ritiro turco. Sarri e lo staff medico valuteranno lo stato fisico di Milinkovic e metteranno a punto un programma volto al perfetto recupero, al ricondizionamento atletico. L’obiettivo è averlo pronto per il 4 gennaio, giorno di Lecce-Lazio. Non sarà facile portarlo sugli stessi livelli dei compagni, da una settimana in piena full immersion atletica. 

I tempi

Sono giorni strani, inediti, incerti, i più diversi di sempre per Sergej. I Mondiali sono stati dispettosi, non li ha vissuti come avrebbe voluto, come sognava. L’infortunio l’ha condizionato e il cittì Stojkovic ci ha messo del suo: l’ha fatto giocare in tre moduli diversi, due volte da trequartista, l’ultima da mediano e per due volte l’ha sostituito nel momento clou. Sergej s’è consolato tornando a casa, conoscendo la piccola Irina, sua primogenita. Piano piano si sta ricaricando, oggi vedrà il manager Kezman, amico di una vita, sarà l’occasione per parlare di tutto, inevitabilmente anche di futuro. Sul tema è intervenuto di nuovo Lotito lunedì scorso e finalmente è emersa luminosa chiarezza sulla situazione che coinvolge la Lazio e il Sergente. Il presidente, rispetto a qualche uscita recente, non ha detto di essere in attesa di una risposta da parte del giocatore e del suo entourage, questo conferma il fatto che nell’incontro di inizio novembre era stata solo preannunciata da Lotito la volontà di presentare un’offerta, stoppata sul nascere dallo staff di Sergej innanzittutto perché non c’è intesa sul prezzo della clausola d’uscita che la Lazio vorrebbe fissare. Per tornare all’uscita di Lotito, il presidente ha pronunciato una di quelle celebre frasi che usa quando ci sono di mezzo possibili divorzi: «Nella vita tutto ciò che ha inizio ha anche una fine, a partire dalla vita stessa. Milinkovic è un giocatore su cui la Lazio punta, è un valore aggiunto. Quello che manca sono i presidenti, non abbiamo problemi a trovare giocatori o allenatori. Gli italiani rimasti sono pochi, che lo fanno con dedizione. Il denaro non è tutto nella vita, conta il cervello e le idee»

La situazione

Lotito e Kezman non hanno incontri in agenda. Il presidente spera nel buoncuore di Sergej e del suo manager: non hanno mai creato problemi alla Lazio, anzi più volte l’agente ha digerito e subito decisioni prese da Lotito pur di accontentare Sarri (un esempio è il caso Kamenovic, non tesserato per mesi). Kezman aveva deciso di parlare con Lotito dopo il Mondiale, ha accettato di farlo prima, il summit è stato sicuramente favorito dagli ottimi rapporti che legano l’agente al diesse Tare. Milinkovic e il suo staff, ad un anno e mezzo dalla scadenza (2024), valutano più che mai la possibilità di vivere una nuova avventura. Non vorrebbero partire a zero, vorrebbero permettere alla Lazio di guadagnare una cifra ragionevole (tra i 40 e i 50 milioni). Lotito, si sa, fa altre valutazioni. Mai dire mai in tempi di mercato, ma anche alla luce del Mondiale vissuto dal Sergente la società è convinta del fatto che a gennaio non succederà nulla, che Milinkovic rimarrà almeno fino a giugno per completare l’assalto Champions. In estate si vedrà se la Juve sarà in grado di sferrare un assalto. Se l’Arsenal rifiutato in estate, oggi primo in Premier e più appetibile per il Sergente, si farà vivo. Le speranze di rinnovo di Lotito potrebbero concretizzarsi solo alla fine del mercato estivo, sempre che Sergej voglia ancora fargli un assist.