I giocatori della Juventus hanno ripreso martedì 6 dicembre la preparazione alla Continassa agli ordini di Max Allegri in vista del ritorno del campionato, distante comunque ancora quasi un mese, visto che i bianconeri disputeranno la penultima di andata mercoledì 4 gennaio in casa della Cremonese.

Juve, la missione di Allegri: isolare la squadra

La sosta per il Mondiale ha coinciso per il club bianconero con lo scoppio della bufera relativa agli sviluppi dell’inchiesta Prisma, che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 11 ex componenti del Consiglio di Amministrazione, accusati di reati come manipolazione del mercato e falso in bilancio. Ad Allegri toccherà tenere compatto il gruppo per proseguire la risalita in classifica avviata dalle sei vittorie consecutive prima della sosta ed evitare che gli avvenimenti extra-campo condizionino il rendimento della squadra. In tal senso, un’attenzione particolare andrà prestata al mondo dei social.

De Sciglio, De Ligt e le chat incriminate

I tifosi della Juventus hanno infatti preso duramente di mira Mattia De Sciglio, che sul proprio profilo Instagram ha pubblicato una foto che lo ritrae intento ad allenarsi dopo la lunga assenza dai campi causata dall’infortunio muscolare subito a ottobre: “Back to work” ha scritto l’ex esterno del Milan, ma a margine del post si leggono durissimi insulti del popolo juventino, che non ha evidentemente perdonato a De Sciglio di essere stato uno dei due “delatori” insieme a Matthijs De Ligt dei contenuti delle chat di gruppo su WhatsApp contenenti informazioni scottanti sulla presunta “manovra stipendi”.

Juve, i tifosi non perdonano De Sciglio

 

"Infame”, “traditore”, “vattene”, “ingrato” sono solo alcuni degli epiteti rivolti a De Sciglio, che ha fornito ai Pm screenshot e contenuti dei dialoghi con i compagni. Tra il materiale di cui la Procura è entrata in possesso c’è anche la frase nella quale Giorgio Chiellini spiegava ai compagni le garanzie fornite dalla società circa il pagamento delle quattro mensilità alle quali i giocatori avrebbero dovuto rinunciare durante il lockdown, ma poi regolarmente riconosciute, anche a coloro che avrebbero lasciato Torino.