DOHA Il 17 giugno 2006 Cristiano Ronaldo segnava il suo primo gol Mondiale contro l’Iran a Francoforte. Con il rigore dell’1-0 realizzato con il Ghana, CR7 diventa il primo giocatore della storia a segnare per cinque edizioni consecutive della Coppa del mondo. E lo diventa ovviamente da svincolato, avendo appena divorziato dal Manchester United.

Il rigore di Ronaldo apre la strada alla sofferta vittoria portoghese, resa più significativa dalla grande reazione al pareggio immediato dei ghanesi con Andrew Ayew. Prima Joao Felix con un tocco sotto delizioso davanti al portiere in uscita e quindi Leao, al primo pallone toccato, con un diagonale di piatto, fissano il risultato sul 3-1. Bukari nel finale accorcia, ma dopo l’1-1 il c.t. Otto Addo ha tolto i due migliori in campo — Kudus e Ayew — indebolendo sensibilmente i suoi.

 
 

Il Portogallo, che rischia di prendere anche il 3-3 nel finale, dà comunque la sensazione di essere una squadra completa, con un potenziale di creatività, davvero notevole: ma come dimostrano i due gol subiti, non stupisce che l’ingegner Fernando Santos, da sempre accusato di praticare un calcio sparagnino, predichi equilibrio, sognando una squadra «astuta come un serpente e tenera come una colomba» come disse dopo la vittoria dell’Europeo 2016.

Se regge il delicato ecosistema che si è creato fra il vecchio re della foresta che non vuole mollare di un centimetro (ovviamente Ronaldo) e i nuovi leoni rampanti, allora il Portogallo può ritagliarsi un ruolo per nulla marginale nel torneo. Anche perché uno dei leader, non solo tecnici, della squadra ovvero Bruno Fernandes, si conferma decisivo: gli assist per i gol che marcano la differenza sono dell’ormai ex compagno di Ronaldo allo United, scovato a 17 anni dal Novara, sostanzialmente incompreso in Italia e adesso uno dei giocatori più decisivi del calcio europeo.

Cristiano però resta unico anche per il pubblico che segue ogni sua smorfia e ogni sua mossa, dalla commozione all’inno, al gol annullato nel primo tempo per una spintarella (decisione severa), dal rigore guadagnato per una spinta che sembrava a sua volta abbastanza veniale, fino allo spavento finale quando la difesa rischia il patatrac. Lo stadio festeggia con la celebre esultanza ronaldesca, imitata dopo il gol di 3-2 anche da Bukari, sotto la spettacolare curva del Ghana. Il Portogallo è più vulnerabile di quello che pensava, ma davanti (quando cambia passo) inizia a fare paura.