"Per pensare alle trattative ci sarà tempo, adesso voglio godermi la tournée in Giappone". Nella sua prima conferenza stampa a Tokyo, organizzata dal The Foreign Correspondents' Club of Japan, il general manager della Roma Tiago Pinto ha evitato con cautela l'argomento mercato e - soprattutto - il tema Karsdorp. Una questione che il club vuole cercare di risolvere lontano dalle luci dei riflettori. Una strategia, quella della riservatezza, adottata da Pinto fin dal suo arrivo a Trigoria: "Non voglio perdere il mio tempo parlando di mercato. Magari durante il nostro tour potremo trovare qualche giocatore giapponese (ride, ndc). I giornalisti italiani fanno sempre domande di mercato. Ma la sessione apre a gennaio, abbiamo annunciato Solbakken solo perché era svincolato. I media sono parte del gioco, ma per fare bene il mio lavoro non posso leggerli o ascoltarli. Ho iniziato da giovane e non ho mai letto molto la stampa".

TRA RICHIESTE E PALETTI 

A gennaio infatti il gm dovrà riuscire nell'impresa, tutt'altro che semplice, di accontentare Mourinho e - allo stesso tempo - rispettare i paletti imposti dalla Uefa: "Negli ultimi due anni abbiamo preso diversi giocatori, provando a fare le cose nel modo giusto. L'opinione del tecnico è molto importante, così come lo è la sostenibilità del club. Anche il Fair Play Finanziario è qualcosa che dobbiamo tenere presente". Una visione condivisa con Dan e Ryan Friedkin, che stanno guidando la transazione romanista verso una dimensione sempre più globale: "Se nel calcio ci fossero più famiglie come la loro sarebbe meglio - spiega il portoghese - hanno la giusta visione e non pensano solo ai guadagni".

RIMPIANTO MONDIALE 

   

Il gm romanista è stato affiancato da Tammy Abraham e Cristian Volpato, i due giocatori che più rappresentano il modus operandi del club giallorosso. Il centravanti è tornato a parlare della sua esclusione dalla lista dei convocati dell'Inghilterra per il Mondiale in Qatar: "Mi sarebbe piaciuto essere in lì con la mia Nazionale. Sono comunque certo che questa situazione mi farà crescere, come giocatore e come persona. Sono ancora giovane e ho capito di avere ancora tanto da dare e da dimostrare, devo crescere tanto. In ogni caso non sono così ansioso di tornare a giocare, mi godo la Coppa del Mondo e mi alleno per gennaio". Visibilmente emozionato invece Volpato, che ha vinto la timidezza parlando della sua scelta di rifiutare la convocazione dell'Australia: "So che sarebbe stata una grandissima occasione disputare un Mondiale a 18 anni, ma non era il giusto momento per prendere una decisione così importante. Ho sangue italiano, mi sento così. Sono nato in Australia con la palla tra i piedi e ho imparato lì a giocare a calcio, da quando ero piccolo però sognavo di giocare in Italia. Mi sono trasferito proprio per inseguire il sogno e sono stato accolto nel migliore dei modi".

MESSAGGI SPECIAL 

   

A differenza di Pinto, chi è sembrato impaziente di affrontare l'argomento mercato è José Mourinho. Alla vigilia dell'amichevole in programma con il il Nagoya Grampus - domani alle 11.30 italiane - lo Special One ha colto al balzo le domande dei cronisti presenti in Giappone: "Non abbiamo la forza di andare a prendere giocatori in Premier - spiega il portoghese - Abraham era un giocatore che voleva mettersi in mostra. Matic ha 34 anni ed ha giocato nei migliori club, è tornato a giocare con me per portare esperienza". Il tecnico non si risparmia una battuta, quando gli viene chiesto della possibilità di acquistare un calciatore giapponese: "Se costa poco!".

 

DISCEPOLO 

   

Magari un giorno ad affiancare lo Special One in panchina potrebbe esserci Nemanja Matic. Il serbo infatti ha rivelato di ambire a diventare allenatore: "Sto studiando per quello anche se ancora non ho pianificato nulla, mi resta qualche anno da calciatore nelle gambe". Il serbo si è detto soddisfatto del suo ambientamento nella Capitale, nonostante si aspettasse di essere utilizzato con più continuità: "Alla Roma ho giocato tanto anche se non sempre dall’inizio, Quando ho firmato pensavo di giocare ma sono un professionista, non importa se scendo in campo per un minuto o novanta".