A volte anche la storia ha un peso: se non hai mai segnato un gol ai Mondiali (d’altronde è la seconda partecipazione per il Canada, la prima 36 anni fa) e di fronte ti trovi un portiere che ha già ipnotizzato 12 avversari sui 73 che gli si sono presentati davanti sul dischetto, può essere che tu senta quel peso sulle spalle. Alphonso Davies, la stellina dei canadesi, terzino di spinta del Bayern Monaco, nato in un campo profughi in Ghana, ha avuto dopo 10’ l’occasione della vita ma ha tirato malamente un rigore che non c’era bisogno di essere Courtois per respingere.


 

L’episodio è decisivo. Perché il Canada domina, aggredisce la partita lasciando le furie rosse totalmente impreparate con Big Lukaku che si agita in tribuna (l’attaccante dell’Inter dovrebbe tornare per la terza partita contro la Croazia), può lamentarsi per un rigore non dato a Witsel e un fuorigioco grottesco fischiato, però sbaglia occasioni in serie e non segna. Cosa che fa in modo un po’ casuale a fine primo tempo Batshuayi, lesto a raccogliere un lancio lunghissimo di Alderweireld (che poi discute con De Bruyne) e a battere Borjan (che non è Courtois). Sarà sufficiente. Ma non è moltissimo per la generazione d’oro del Belgio, ormai alla sua ultima occasione e che non sembra animata dall’ottimismo (Hazard: «Siamo meno forti di quattro anni fa», lui — non in forma —, di sicuro), mentre il Canada, prima di finire le energie, fa un figurone. Corsa, velocità, pressing alto messi in fila dal ct John Herdman, inglese, infanzia tra case popolari che sembra uscita da un film di Ken Loach, ex maestro elementare, soprattutto ex ct del Canada donne con cui ha vinto il bronzo alle Olimpiadi. Martinez fa quattro cambi e lascia in panchina De Ketelaere per 90’. Chissà che non venga buono in seguito.