ROMA - Mancano pochi giorni alla presentazione in Campidoglio del progetto della Roma per lo stadio a Pietralata. C’è il più stretto riserbo da parte della società giallorossa, ma indiscrezioni che giungono da Trigoria e che vengono confermate dal Comune indicano la data fatidica nelle prime settimane di ottobre. I Friedkin continuano a considerare lo stadio di proprietà un asset strategico e attraverso lo studio dei tecnici hanno ritenuto che Pietralata sia l’area più adatta per costruire l’impianto, che non richiede grandi costi per le opere pubbliche. Uno dei vecchi proprietari dei terreni espropriati di quella zona è pronto a presentare il ricorso, rallentando così i tempi per l’approvazione del progetto. Quei terreni dovevano essere utilizzati per realizzare lo Sdo, grande piano di sviluppo abortito da anni per il quale pare non ci sia ancora un atto di rinuncia. Se ne potrà sapere di più quando sarà presentato il progetto che riguarderà particelle catastali tutte di proprietà del Comune, alcune espropriate.  

Il club giallorosso è fiducioso

 

Gli avvocati della Roma hanno raccolto una serie di pareri che fanno essere fiduciosi, ma per cautelarsi il club avrebbe valutato alcune alternative e avrebbe avviato i contatti con una società del gruppo Ferrovie dello Stato per sondare la disponibilità di alcuni terreni limitrofi, sempre a Pietralata. Da parte del Campidoglio c’è grande fiducia nei confronti dei Friedkin, che hanno mostrato di avere idee chiare e una grande determinazione. Il dossier stadio lo segue direttamente il sindaco, con gli uffici tecnici e l’assessorato all’Urbanistica. Andrea Catarci, assessore alle Periferie e candidato al Senato per il centrosinistra, è convinto che non ci saranno problemi con i vecchi proprietari dei terreni, che al massimo potranno ottenere degli indennizzi dalla Roma. Catarci ha spiegato: «L’area è idonea. La società sta facendo le cose seriamente così come il Comune. In questo momento si sta trattando per sminare il problema rappresentato dai vecchi proprietari delle aree espropriate per lo Sdo che potrebbero avanzare delle pretese. Ma da un lato, secondo gli avvocati della Roma, al massimo potranno chiedere indennizzi senza bloccare il progetto. E poi c’è la pubblica utilità e il percorso previsto per cui lo stadio tornerà pubblico dopo un tot di anni». Il problema potrebbe essere risolto, secondo gli avvocati della Roma, dichiarando lo stadio un’opera di pubblico interesse, che necessità di un passaggio in consiglio comunale che in occasione del progetto di Tor di Valle fu molto discusso e tormentato. A quel punto sarebbe il Comune a concedere in prestito alla Roma i suoi terreni per 99 anni.